
Gentilmente riceviamo e pubblichiamo.
Si terrà a Boario Terme (Bs) il giorno sabato 4 Aprile p.v. la nona edizione del convegno internazionale “Pedofilia oggi: Quando il dolore ha gli occhi di un bambino”, promosso dall’Associazione Prometeo.
Il convegno è oramai un punto di riferimento imprescindibile per chiunque, a vario titolo, si accosti al dramma della pedofilia.
Quest’anno il tema del convegno saranno “le vittime”.
Pertanto si ascolteranno le voci di adulti, vittima di abusi da bambini e di genitori di bimbi abusati.
Ci sarà poi uno spazio dedicato al ricordo del piccolo Tommaso Onofri, a tre anni dalla scomparsa, con la possibile presenza della mamma di Tommy, Paola Onofri.
Vi aspettiamo numerosi.
Sede del convegno la sala conferenze del Hotel San Martino, in Via San Martino 28, dalle ore 14,00.
Per info. ed iscrizioni: Tel. & Fax: 0364 880593 oppure www.associazioneprometeo.org
Avevamo da tempo deciso di dare poco spazio a notizie dal mondo, non volevamo fare un blog copia/incolla. MA NOTIZIE COME QUESTE NON DEVONO ESSERE RELEGATE AD UN MISERO LINK SUL WEB.
Noi de Il salvagente diciamo no! a queste pratiche barbariche e violente per donne e bambini!
Nigeria,scoperta "fabbrica bambini"
Donne rinchiuse e costrette a partorire
Fonte TGCom: Una vera e propria "fabbrica bambini" è stata scoperta in Nigeria. In un edificio di Enugu, nell'est del Paese, giovani donne erano state rinchiuse per dare alla luce i propri figli. Le ragazze venivano attirate nello stabile da un medico che prometteva loro un aborto. Invece le rinchiudeva e le violentava fino al giorno del parto. I bimbi poi venivano sottratti alle madri per 135 euro e messi in vendita a 2mila euro. Gli agenti hanno liberato 20 donne.
Per le organizzazioni locali che si battono contro il traffico di essere umani, la pratica non è rara in Nigeria, il Paese che conta il più alto numero di abitanti del continente africano, pari a 140 milioni. Secondo la polizia, il medico "invitava" anche nell'edificio giovani uomini "per ingravidare le ragazze". In alcuni casi, i bambini venivano dati alla luce per avere più manodopera o farli prostituire.
Stando alla ricostruzione fornita dalle organizzazioni di quella che è stata definita la più vasta operazione di polizia contro una rete di trafficanti di bambini, il medico responsabile della clinica di Enugu attirava giovani donne che portavano avanti gravidanze non desiderate, proponendo loro di aiutarle ad abortire. Le adolescenti venivano invece rinchiuse fino al giorno del parto, quindi costrette a separarsi dal proprio bambino in cambio di circa 20.000 naira (135 euro).
I bambini veniva poi venduti, generalmente a nigeriani, per una cifra che oscilla tra i 300.000 e i 450.000 naira (2.000-3.000 euro). "Appena entrata, mi hanno fatto un'iniezione e sono svenuta - ha raccontato alla France Presse una delle 20 donne liberate - quando ho ripreso conoscenza, mi sono resa conto che ero stata violentata". La ragazza, 18 anni, è stata quindi rinchiusa con altre 19 donne. Il medico l'ha violentata di nuovo il giorno dopo, una settimana prima dell'intervento della polizia.
Non esistono dati precisi sulle "fabbriche dei bambini", come sono state ribattezzate dalla stampa nazionale, e sul numero di neonati destinati ogni anno alla vendita, ma secondo gli attivisti si tratta di un'attività molto diffusa, gestita da organizzazioni molto strutturate. "Pensiamo siano più grandi di quanto sappiamo", dice Ijeoma Okoronkwo, direttore regionale dell'Agenzia nazionale per il bando del traffico di esseri umani.
Le strutture simili alla clinica di Enugu scoperte finora nel Paese sono almeno una decina. "Tutto questo esiste da tempo, ma noi ne siamo al corrente solo dal dicembre 2006, quando una ong ha lanciato l'allarme e ci ha segnalato che i bambini venivano venduti e che vi erano coinvolti gli ospedali", ha aggiunto.
In alcuni casi, giovani donne molto povere ricorrono di propria volontà a questa pratica per avere denaro. Nella clinica di Enugu, "abbiamo trovato quattro donne che erano lì da tre anni, per fare figli", ha detto il responsabile locale per la sicurezza, Desmond Agu.
Nella società nigeriana la sterilità di una donna sposata è un fardello. "Nella società Igbo (etnia del sud-est), il prezzo da pagare quando non si hanno bambini è alto", evidenzia Peter Egbigbo, psicologo clinico, ma la gente "è pronta a pagare non importa quale somma per un bambino", di cui poi nascondono a tutti l'origine. "Molta gente non sa neppure che quel che fa è contro la legge - sottolinea Okoronkwo, dell'agenzia nazionale - credono si tratti di un'adozione". Secondo l'Unicef, sono almeno dieci i bambini che vengono venduti ogni giorno in Nigeria.
Cari amici della Blogsfera con questo post aderiamo, invitandovi a fare altrettanto, all'appello pro-vittime della pedofilia che Massimiliano Frassi - fondatore dell'Associazione Prometeo - stà portando avanti quì.
Il tutto nasce [..]a seguito delle polemiche per la manifestazione pro-Pino La Monica, educatore indagato per abusi e detenzioine di materiale pedo-pornografico[..]
Noi non stiamo dalla parte dei pedofili.
Noi stiamo dalla parte delle vittime e dei bambini.
Se anche tu la pensi così
unisciti a noi e prendi le distanze da questi mostri!
E ricorda: "Il silenzio rende complici!"
Cari naviganti, i momenti che attraversiamo non sono il massimo, e ce ne scusiamo perchè trascuriamo un pò il blog.
Chi è stato vittima di violenza sa bene quanto l'arrivo dell'Autunno si emotivamente pesante. Magari ci torneremo sopra con un apposito post per far meglio comprendere.
Vogliamo comunque essere presenti per quanto ci è concesso, e ribadire il nostro no alla pedofilia ringraziando un amico Salvagente, Patriik Gii, che dal suo blog invita a fare una vera e propria catena di blogs usando l'immagine sovrastante.
Come? Chi passa dai blog che la pubblicano, quindo ora anche da noi, faccia copia/incolla dell'immagine nel proprio.
Così saremo tanti a garantire sonni sereni a questi angioletti.
E i pedofili vedendola, sapranno di non essere graditi nei nostri spazi.
Grazie a tutti.
Lo Staff del Il Salvagente
"Misure contro la prostituzione".
Si chiama così il disegno di legge targato Mara Carfagna e Angelino Alfano, rispettivamente Ministro per le Pari Opportunità e Ministro della Giustizia, approvato l'11 Settembre 2008 dal Consiglio dei Ministri.
La relazione illustrativa integrale la trovate quì.
Un DDL valido sotto molti punti di vista, che va a colmare qualche lacuna del sistema giuridico in fatto di minori, considerato che terrà conto degli obblighi assunti con la Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007. Primo fra tutti quello di tutelare i minori sempre più oggetto di sesso a pagamento.
A chi lamenta come intervento troppo drastico ed inadeguato l'arresto di chi si prostituisce, noi rispondiamo che l'importante è sottrare agli aguzzini i minori ridotti pressochè in schiavitù, e toglierli dalla strada. Ad ogni costo e con ogni mezzo. E' l'unico modo per aiutarli e metterli al sicuro, inziando così la ricostruzione delle loro vite semi-distrutte.
Un DDL snello: 4 semplici e chiari articoli che riportiamo integralmente, scritti all'insegna della semplificazione legislativa, missione dell'attuale governo e che mandano di fatto in pensione la Legge n. 75 del 20 Febbraio 1958 (vecchia di 50 anni!!!) meglio conosciuta come Legge Merlin.
Art. 1 (Modifiche alla legge 20 febbraio 1958, n. 75)
Introduce il reato di esercizio della prostituzione
Piccola riflessione su quanto accaduto in Grecia:
- Una bambina che parla perfettamente italiano viene segnalata come presunta Denise Pipitone.
- La donna che è con lei, albanese, non parla italiano ma dice di NON essere la madre della bimba.
- Il DNA confermerà che la piccola NON E' Denise, MA E' la figlia della donna che era con lei...
Nonostante il dolore di non sapere ancora nulla della piccola Denise, molte domande sorgono spontaneee:
- "Cosa" sono i figli per madri come la donna albanese, se pur di non aver problemi mentono correndo il rischio di perderli o di lasciali soli a se stessi?
- Ed ancora, una donna che mente circa la sua maternità così, la si lascia libera di andare via?
- Perchè non le si chiede come mai ha mentito?!
- Possibile che, per appartenenti a certe etnie, i figli siano solamente "strumenti di lavoro" o "merce da baratto e/o compravendità"?
Fonte:Il Giornale del 6 Maggio 2008:
- Nuovo record di presenze di minori nel nido del carcere di Rebibbia Femminile. Sono, infatti, 25 i bambini e le bambine che attualmente vivono in carcere con le mamme detenute. La segnalazione è del Garante regionale dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni, che più volte, nei mesi scorsi, aveva lanciato l’allarme su questa emergenza: quasi la metà, 11 su 25, ha meno di otto mesi.
Attualmente la legislazione prevede che i bambini da 0 a 3 anni possano stare con le mamme detenute.
Al compimento del terzo anno di età è obbligatoria la scarcerazione dei minori, indipendentemente dalla pena che sta scontando la madre, con l’affidamento ai parenti, a case famiglia o istituti. Dei 25 bambini due sono figli di italiane, uno di una romena, il resto di giovani nomadi.-
Andando ad indagare, Chiara Buoncristiani del quotidiano Libero nello stesso giorno ha pubblicato un'inchiesta a livello nazionale sotto riportata integralmente:
- Mentre l'Italia è a crescita zero, per i figli del carcere è boom di fiocchi rosa e azzurri. La prima volta che Al Pacino è uscito da Rebibbia ha cominciato a correre e non voleva più fermarsi. Armani si è messo a urlare di fronte a un piccione che volava al parco, era il primo animale mai visto in tutta la sua vita. Poi le auto, quelle scatole con le ruote, le ha osservate impietrito per capire cosa fossero. Al Capone invece è rimasto a bocca aperta davanti a quella distesa infinita d'acqua che gli adulti chiamano mare. Al Pacino, Armani e Al Capone sono 3 dei 25 bambini e bambine nati dietro le sbarre da madri detenute nel carcere romano di Rebibbia. In tutto in Italia sono 52.
<<Hanno nomi strani ma sono in tutto simili agli altri bambini>>, racconta Leda Colombini, che a Rebibbia fa la volontaria. <<L'unica differenza è che questi scoprono solo a un certo punto cosa significa non avere la libertà>>. Perchè è il movimento corporeo <<a stimolare la fantasia e la loro comincia a galoppare tutta insieme>>. Al punto che spesso, pur piccolissimi, <<non vogliono più tornare dentro dalle proprie madri>>.
A questa situazione, nell'utlimo anno, si è aggiunto un problema in più: a Rebibbia c'è stato un vero record di neonati nel nido del penitenziario femminile che sarebbe progetttato per ospitarne soltanto 12.
Per alcuni di questi bambini, quasi tutti filgi di rom, le madri hanno scelto nomi di personaggi famosi, attori o figure "mitiche". Altri, invece hanno nomi più usuali come <<Marco, Raian, Gaia, Antonella e altri tipicamente rom, come Shakira e Fadila>>. Da 14 anni Leda è impegnata con i componenti dell'associazione "Romainsieme". Ogni Sabato prende i piccoli e li porta a visitare il mondo fuori. Un compito fondamentale perché permette ai bambini nati in carcere, soprattutto figli di stranieri e nomadi, di familiarizzare con la natura e più in generale con tutto ciò che c'è fuori. <<Compresi gli esseri umani di sesso maschile, che nell'ala femminile non mettono assolutamente piede>>. Capità così che nei Sabati di libera uscita i piccoli che hanno compiuto un anno incontrino per la prima volta un uomo. <<E la cosa notevole è che fanno di tutto per giocare con questa nuova "specie". E' una scoperta, così come quella degli alberi e delle pigne, delle formiche e delle stagioni. Il nido ha solo 12 celle. Che si chiudono la sera alle 20 e si riaprono la mattina alle 8. Poi ci sono il refettorio, una saletta comune che fa da nursery, e l'infermeria. L'allarme per il sovraffollamento è stato lanciato ieri (5 Maggio 2008) dal garante regionale dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni. Si è cercato di sensibilzzare l'opinione pubblica su questa emergenza perché quasi la metà dei bambini, 11 su 25, ha meno di 8 mesi.
Attualmente la legislazione prevede che i bambini da 0 a 3 anni possano stare con le mamme detenute. <<Il che è paradossale perchè li priva degli stimoli e delle esperienze fondamentali al loro sviluppo cognitivo>>, spiega la Colombini. <<Tanto che noi facciamo di tutto per riportare la normalità. Festeggiamo tutti i compleanni e le ricorrenze.>>.
Al compimento del terzo anno di età è obbligatoria la scarcerazione dei minori, indipendentemente dalla pena che sta scontando la madre, con l'affidamento a parenti, a case famiglia o istituti. Così recita la legge che in tanti vorrebbero cambiarem introducento la possibilità di ammettere anche le madri in case famiglia. Dei 25 bambini reclusi a Rebibbia, 2 sono figli di italiane, 1 di una romena, il resto di giovani nomadi.
<<Nonostante l'impegno di chi lavora in carcere e del volontariato, è indubbio che i bambini vivono una situazione difficile>>, ammettte Marroni, <<basti pensare che sono costretti a passare una fase importante della loro vita, quella del primo apprendimento, in un carcere cella e con un limitato spazio intorno. Io credo che sia prioritario studiare, per le madri detenute, misure alternative alla detenzione, prevedendo l'obbligo del carcere solo per i reati gravi>>.
Ci sono dei casi, raccontano e puericultrici di Rebibbia, in cui <<l'attuale legislazione grida vendetta>>.
Come quando <<si nega alle madri la possibilità di seguire il proprio figlio, di pochi mesi, se questo deve essere ricoverato in ospedale. Allora siamo noi volontari che cerchiamo di fare la staffetta per non lasciare il bambino da solo. Ma sono comunque molto traumatici, perché una broncopolmonite o una malattia infettiva sono eventi molto frequenti quando tanti bambini convivono in spazi ristretti. Che per loro si trasformano in fatti estremamente traumatici>>
Gli articoli di cui sopra evidenziano una situazione poco conosciuta, e confermano come, a volte, provvedimenti presi a tutela dei minori spesso si rivelano delle vere violenze a carico dei bambini.
Non separarli dalla madre in tenera età, quando queste mamme a tutto hanno pensato, quando erano in libertà, tranne che al benessere dei loro figli di cui erano in attesa al momento dell'arresto, non sempre è bene perchè un atroce destino aspetta questi piccoli: conoscere solo l'ambiente carcerario nei primi 3 anni di vita per poi dover brutalmente affrontare il mondo esterno quando, al compimento dei 3 anni, la legge obbliga la loro "scarcerazione".
Violenza su violenza quando non potendo rientrare in famiglia, per i piccoli l'apertura delle porte del carcere coincide con il richiudersi di quelle di istituti o cose famiglia, con tutti i risvolti negativi in fatto di armonico sviluppo psico-sociologico dei bambini.
In questo caso domande e riflessioni sorgono spontanee:
- E' giusto sempre e in ogni caso far nascere questi bambini?
- Che adulti saranno domani?
- Non sarebbe più opportuno togliere subito il bambino alla madre, appena nato ed affidarlo ad un parente o ad una famiglia, se non addirittura metterlo in stato di adottabilità, in modo da garantirgli ciò di cui ogni bambino ha bisogno: una casa, una famiglia sana in grado di crescerlo per poi fargli cogliere tutte le opportunità tali da far di lui/lei un adulto come tutti i figli delle persone oneste?
- Permettere alla madre di scontare il resto della pena in una casa famiglia assieme al figlio e non dentro al carcere, non rischia di dare il via a gravidanze generate solo ad uso e consumo di scarcerazioni facili e/o riduzioni di pena, per le donne abituate a delinquere?
- La "casa-famiglia carcere" da condividere con la madre aiuterebbe comunque e davvero il bambino, costretto lo stesso a vivere limitato dai provvedimenti restrittivi a carico della madre?
- Ma soprattutto è giusto non far scontare il carcere a chi delinque, solo perchè madre?
Le risposte e le soluzioni non sono certo alla nostra portata. Prendiamo solo atto che un figlio in arrivo non è un deterrente al crimine abbastanza forte per una madre. Ci chiedimo cosa lo sia allora.
Così come prendiamo atto che come recita un vecchio adagio:
Sono sempre i bambini a pagare
per gli errori degli adulti
L'interpol, per la seconda volta in sette anni, ha lanciato una richiesta internazionale di aiuto per identificare e trovare un presunto pedofilo.
Ha diffuso così sul proprio sito web le foto dell'uomo, mettendole a disposizione di tutti gli utenti web con l'invito a diffonderle nella speranza di trovarlo.
Invito che noi abbiamo prontamente colto.






L'uomo è "di razza bianca, capelli grigi e occhiali come segno particolare, di età compresa fra i 50 e i 70 anni, ma non abbiamo idea di dove si trovi, nè del suo paese di origine, anche se riteniamo che provenga da un Paese Occidentale del Nord America, Europa o Australia" fa sapere Yves Rolland, responsabile Interpol per la protezione dei minori.
E' reo di aver diffuso in rete maeriale pedo-pornografico e di aver abusato di 3 bambini dai tratti asiatici di età compresa fra i 6 e i 10 anni di età, fra il 2000 edil 2001 nel Sud Est asiatico.
Con questo appello l'Interpol spera di bissare il successo della prima richiesta internazionale di aiuto quando, nell'Ottobre 2005, con l'operazione denominata "Vico" fu arrestato in Thailandia un uomo accusato di crimini sessuali.
Abbiamo già parlato in questo blog del "caso Texas". Le novità sul caso sono sconcertanti: sarà eseguito il test DNA sui 416 bambini prelevati dal "Ranch dei Poligami" e sui loro genitori. Questo al fine di chiarire i rapporti di parentela nella setta dove le ragazzine erano costrette a sposarsi. L'American Civil Liberties Union si è detta preoccupata per le possibili violazioni dei diritti dei bambini.
Fonte: City - 22 Aprile 2008
Dove era l'American Civil Liberties Union, mi chiedo io, quando sono stati sistematicamente violati i diritti delle bambine, madri dei piccoli prelevati? Solo ora che si cerca di trovar genitori responsabili e seri, per quei piccoli, saltano fuori i loro diritti?
La magistratura texana è alle prese col più grande caso di custodia infantile della storia americana.
Sono 416 bambini, più di 100 con meno di 4 anni, figli e nipoti degli appartenenti a una setta di poligami che si ispira ai mormoni che vive in un grande ranch nella vicina contea di Eldorado, di proprietà della «Chiesa fondamentalista di Gesù Cristo e dei Santi degli ultimi giorni».
Su ordine del magistrato, centinaia di agenti con mezzi blindati, hanno fatto irruzione nelle diverse case strappando i bambini ai loro genitori naturali. Chi è stato risparmiato dal maxi sequestro dei servizi sociali può camminare nei prati e nei cortili, ma sempre osservato a distanza da sceriffi armati. L’intera comunità rimane circondata. L’accusa è di ripetuti abusi sessuali. Una ragazzina sedicenne è scappata raccontando di essere stata più volte vittima di violenze e costretta a sposare un uomo di 50 che abusava continuamente di lei. Da quasi 2 settimane e i genitori non hanno più contatti.Oltre 350 avvocati sono arrivati a Eldorado da tutto il Texas per assisterli gratuitamente tentando di ricongiungerli alle loro famiglie. La legge americana in caso di abusi è molto severa, anche se i piccoli piangono e chiedono di tornare a casa loro o nella scuola della comunità.
Il vecchio leader della setta era Warren Jeffs, ma è stato arrestato e condannato per stupro e nessuno conosce esattamente il nome del «nuovo profeta». Quanto diversi siano i poligami di Eldorado da quelli storici della comunità dell’Utah che ha bandito la poligamia è difficile dire.
A differenza degli aderenti alla setta di Waco però questi uomini e donne che incrociano promiscuità sessuali e famigliari, non hanno armi e vanno disciplinatamente in tribunale seguiti dai codazzi di donne per difendere la loro privacy.
Uomini e donne della setta usano come sacri testi la Bibbia e il libro dei Mormoni rivelato da Smith. La loro è una comunità chiusa dove la «prima moglie» riceve una regolare licenza matrimoniale dallo stato del Texas, mentre tutte le altre vengono «assegnate segretamente» e riconosciute solo nel territorio controllato religiosamente dalla comunità.
Il giudice deve decidere se per la salute dei bambini è meglio una crescita con questo tipo di famiglie incrociate o in un’istituzione statale o in qualche orfanotrofio fino alla maggiore età. La decisione potrebbe richiedere giorni. C’è già chi dice però che dato il numero elevatissimo a Eldorado andrebbe costruito un centro vero e proprio per ospitare i piccoli e toglierli dal palazzetto dello sport che rischia di diventare un «mini campo di concentramento».
L'articolo è di Giampaolo Pio per Quotidiano.net