
"Misure contro la prostituzione".
Si chiama così il disegno di legge targato Mara Carfagna e Angelino Alfano, rispettivamente Ministro per le Pari Opportunità e Ministro della Giustizia, approvato l'11 Settembre 2008 dal Consiglio dei Ministri.
La relazione illustrativa integrale la trovate quì.
Un DDL valido sotto molti punti di vista, che va a colmare qualche lacuna del sistema giuridico in fatto di minori, considerato che terrà conto degli obblighi assunti con la Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007. Primo fra tutti quello di tutelare i minori sempre più oggetto di sesso a pagamento.
A chi lamenta come intervento troppo drastico ed inadeguato l'arresto di chi si prostituisce, noi rispondiamo che l'importante è sottrare agli aguzzini i minori ridotti pressochè in schiavitù, e toglierli dalla strada. Ad ogni costo e con ogni mezzo. E' l'unico modo per aiutarli e metterli al sicuro, inziando così la ricostruzione delle loro vite semi-distrutte.
Un DDL snello: 4 semplici e chiari articoli che riportiamo integralmente, scritti all'insegna della semplificazione legislativa, missione dell'attuale governo e che mandano di fatto in pensione la Legge n. 75 del 20 Febbraio 1958 (vecchia di 50 anni!!!) meglio conosciuta come Legge Merlin.
Art. 1 (Modifiche alla legge 20 febbraio 1958, n. 75)
Introduce il reato di esercizio della prostituzione
Come scritto in un precedente post, per sapere se qualcuno stà violando i nostri diritti, occorre conoscerli.
Continuiamo quindi il viaggio iniziato da quelli sanciti dalla Costituzione italiana, per approdare quest'oggi ai diritti che ogni donna ha o deve pretenderre, all'interno del nucleo familiare.
Ricordiamo che tutte le informazioni sono pubblicate a titolo puramente informativo.
Necessitano perciò delle opportune verifiche nelle sedi preposte.
DIRITTI IN FAMIGLIA
Con la riforma del diritto di famiglia (L. 19 maggio 1975, n. 151) è stata abolita la figura del capo famiglia (che rimane solo ai fini anagrafici) ed entrambi i coniugi acquistano pettano gli stessi diritti e doveri e sono tenuti, in proporzione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.
Concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e l’esercizio della potestà sui figli minori è esercitata da entrambi i genitori (e non più solo dal padre).
La famiglia, che sembrerebbe uno dei luoghi ove trovare e garantire sicurezza e protezione e nel quale poter esprimere la propria personalità, spesso si rivela l'ambiente all'interno del quale è più difficile far valere i propri valori, desideri, bisogni e dove spesso vengono perpetrati abusi e sopraffazioni di vario genere.
La paura, i sensi di colpa, la mancanza di autostima della donna, sostenuti anche da legami familiari che in qualche modo legittimano o minimizzano gli eccessi maschili, permettono così che la violenza resti celata tra le mura domestiche.
TU PUOI
MEGLIO TARDI CHE MAI! E' proprio il caso di dirlo.
Festeggiamo così una notizia che fa storia, pur sapendo che una risoluzione ONU non è una legge ma sicuramente crea le basi per arrivare a farne una ad hoc e costituisce il primo passo in avanti per un miglioramento della condizione femminile in alcune aree del mondo.
Fonte: il Giornale
Lo scorso 21 Giugno il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione, la 1820, che DICHIARA LO STUPRO CRIMINE DI GUERRA E CONTRO L'UMANITA' (potete leggere la notizia integrale QUI').
Sponsorizzata dagli USA e sostenuta da 30 Paesi fra cui l'Italia, la risoluzione domanda «l’immediata e completa cessazione da parte di tutti gli attori in conflitti armati di atti di violenza contro i civili».
Il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, presidente della sessione ha ricordato davanti ai membri del Consiglio soltanto alcuni dei casi in cui gli abusi sessuali hanno fatto da sfondo a recenti conflitti: ha parlato degli stupri di massa da parte dei militari in Myanmar. Ma gli stupri in contesti bellici sono frequenti in molte altre zone del mondo, soprattutto in Africa: in Sudan, per esempio, nella regione del Darfur, in cui è in corso dal 2003 un conflitto che ha causato oltre 200mila morti; nella Repubblica democratica del Congo, dove secondo Amnesty International 40mila donne sarebbero state vittime di violenze sessuali soltanto nel 2004; in altri Stati del continente, teatri di confitti intestini come la Liberia e l’Uganda, lo stupro è stato utilizzato dalle parti come arma contro il nemico; nei Balcani, tra il 1992 e il 1995 le milizie serbe violentarono e uccisero migliaia di donne bosniache; in Ruanda, nel 1994 durante le violenze tra hutu e tutsi, gli abusi sessuali furono tra 250 e 500mila, secondo le stime delle Nazioni Unite. Secondo il testo del documento approvato, i colpevoli degli stupri rischiano ora di finire davanti alla Corte penale internazionale dell’Aia. L’associazione per i diritti umani Human Right Watch ha definito la risoluzione adottata ieri dalle Nazioni Unite un «atto storico». Per Ban Ki-Moon servono più donne tra le file dei peacekeeper per evitare il fenomeno delle violenze sessuali in zone di conflitto. Il segretario dell’Onu ha dichiarato inoltre «tolleranza zero» nei confronti di personale delle Nazioni Unite che compie abusi contro civili come successo nei Balcani, nella Repubblica democratica del Congo, in Liberia.
Il segretario di Stato americano ha approfittato dell’occasione per fare pressione davanti ai membri del Consiglio di Sicurezza per la fine delle violenze in Zimbabwe, dove il 27 giugno si terrà il secondo round del voto presidenziale. L’opposizione del Movimento per il cambiamento democratico accusa il leader Robert Mugabe di brutalità contro i rivali politici: ci sarebbero 70 morti e centinaia di feriti.

Fonte:Il Giornale del 6 Maggio 2008:
- Nuovo record di presenze di minori nel nido del carcere di Rebibbia Femminile. Sono, infatti, 25 i bambini e le bambine che attualmente vivono in carcere con le mamme detenute. La segnalazione è del Garante regionale dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni, che più volte, nei mesi scorsi, aveva lanciato l’allarme su questa emergenza: quasi la metà, 11 su 25, ha meno di otto mesi.
Attualmente la legislazione prevede che i bambini da 0 a 3 anni possano stare con le mamme detenute.
Al compimento del terzo anno di età è obbligatoria la scarcerazione dei minori, indipendentemente dalla pena che sta scontando la madre, con l’affidamento ai parenti, a case famiglia o istituti. Dei 25 bambini due sono figli di italiane, uno di una romena, il resto di giovani nomadi.-
Andando ad indagare, Chiara Buoncristiani del quotidiano Libero nello stesso giorno ha pubblicato un'inchiesta a livello nazionale sotto riportata integralmente:
- Mentre l'Italia è a crescita zero, per i figli del carcere è boom di fiocchi rosa e azzurri. La prima volta che Al Pacino è uscito da Rebibbia ha cominciato a correre e non voleva più fermarsi. Armani si è messo a urlare di fronte a un piccione che volava al parco, era il primo animale mai visto in tutta la sua vita. Poi le auto, quelle scatole con le ruote, le ha osservate impietrito per capire cosa fossero. Al Capone invece è rimasto a bocca aperta davanti a quella distesa infinita d'acqua che gli adulti chiamano mare. Al Pacino, Armani e Al Capone sono 3 dei 25 bambini e bambine nati dietro le sbarre da madri detenute nel carcere romano di Rebibbia. In tutto in Italia sono 52.
<<Hanno nomi strani ma sono in tutto simili agli altri bambini>>, racconta Leda Colombini, che a Rebibbia fa la volontaria. <<L'unica differenza è che questi scoprono solo a un certo punto cosa significa non avere la libertà>>. Perchè è il movimento corporeo <<a stimolare la fantasia e la loro comincia a galoppare tutta insieme>>. Al punto che spesso, pur piccolissimi, <<non vogliono più tornare dentro dalle proprie madri>>.
A questa situazione, nell'utlimo anno, si è aggiunto un problema in più: a Rebibbia c'è stato un vero record di neonati nel nido del penitenziario femminile che sarebbe progetttato per ospitarne soltanto 12.
Per alcuni di questi bambini, quasi tutti filgi di rom, le madri hanno scelto nomi di personaggi famosi, attori o figure "mitiche". Altri, invece hanno nomi più usuali come <<Marco, Raian, Gaia, Antonella e altri tipicamente rom, come Shakira e Fadila>>. Da 14 anni Leda è impegnata con i componenti dell'associazione "Romainsieme". Ogni Sabato prende i piccoli e li porta a visitare il mondo fuori. Un compito fondamentale perché permette ai bambini nati in carcere, soprattutto figli di stranieri e nomadi, di familiarizzare con la natura e più in generale con tutto ciò che c'è fuori. <<Compresi gli esseri umani di sesso maschile, che nell'ala femminile non mettono assolutamente piede>>. Capità così che nei Sabati di libera uscita i piccoli che hanno compiuto un anno incontrino per la prima volta un uomo. <<E la cosa notevole è che fanno di tutto per giocare con questa nuova "specie". E' una scoperta, così come quella degli alberi e delle pigne, delle formiche e delle stagioni. Il nido ha solo 12 celle. Che si chiudono la sera alle 20 e si riaprono la mattina alle 8. Poi ci sono il refettorio, una saletta comune che fa da nursery, e l'infermeria. L'allarme per il sovraffollamento è stato lanciato ieri (5 Maggio 2008) dal garante regionale dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni. Si è cercato di sensibilzzare l'opinione pubblica su questa emergenza perché quasi la metà dei bambini, 11 su 25, ha meno di 8 mesi.
Attualmente la legislazione prevede che i bambini da 0 a 3 anni possano stare con le mamme detenute. <<Il che è paradossale perchè li priva degli stimoli e delle esperienze fondamentali al loro sviluppo cognitivo>>, spiega la Colombini. <<Tanto che noi facciamo di tutto per riportare la normalità. Festeggiamo tutti i compleanni e le ricorrenze.>>.
Al compimento del terzo anno di età è obbligatoria la scarcerazione dei minori, indipendentemente dalla pena che sta scontando la madre, con l'affidamento a parenti, a case famiglia o istituti. Così recita la legge che in tanti vorrebbero cambiarem introducento la possibilità di ammettere anche le madri in case famiglia. Dei 25 bambini reclusi a Rebibbia, 2 sono figli di italiane, 1 di una romena, il resto di giovani nomadi.
<<Nonostante l'impegno di chi lavora in carcere e del volontariato, è indubbio che i bambini vivono una situazione difficile>>, ammettte Marroni, <<basti pensare che sono costretti a passare una fase importante della loro vita, quella del primo apprendimento, in un carcere cella e con un limitato spazio intorno. Io credo che sia prioritario studiare, per le madri detenute, misure alternative alla detenzione, prevedendo l'obbligo del carcere solo per i reati gravi>>.
Ci sono dei casi, raccontano e puericultrici di Rebibbia, in cui <<l'attuale legislazione grida vendetta>>.
Come quando <<si nega alle madri la possibilità di seguire il proprio figlio, di pochi mesi, se questo deve essere ricoverato in ospedale. Allora siamo noi volontari che cerchiamo di fare la staffetta per non lasciare il bambino da solo. Ma sono comunque molto traumatici, perché una broncopolmonite o una malattia infettiva sono eventi molto frequenti quando tanti bambini convivono in spazi ristretti. Che per loro si trasformano in fatti estremamente traumatici>>
Gli articoli di cui sopra evidenziano una situazione poco conosciuta, e confermano come, a volte, provvedimenti presi a tutela dei minori spesso si rivelano delle vere violenze a carico dei bambini.
Non separarli dalla madre in tenera età, quando queste mamme a tutto hanno pensato, quando erano in libertà, tranne che al benessere dei loro figli di cui erano in attesa al momento dell'arresto, non sempre è bene perchè un atroce destino aspetta questi piccoli: conoscere solo l'ambiente carcerario nei primi 3 anni di vita per poi dover brutalmente affrontare il mondo esterno quando, al compimento dei 3 anni, la legge obbliga la loro "scarcerazione".
Violenza su violenza quando non potendo rientrare in famiglia, per i piccoli l'apertura delle porte del carcere coincide con il richiudersi di quelle di istituti o cose famiglia, con tutti i risvolti negativi in fatto di armonico sviluppo psico-sociologico dei bambini.
In questo caso domande e riflessioni sorgono spontanee:
- E' giusto sempre e in ogni caso far nascere questi bambini?
- Che adulti saranno domani?
- Non sarebbe più opportuno togliere subito il bambino alla madre, appena nato ed affidarlo ad un parente o ad una famiglia, se non addirittura metterlo in stato di adottabilità, in modo da garantirgli ciò di cui ogni bambino ha bisogno: una casa, una famiglia sana in grado di crescerlo per poi fargli cogliere tutte le opportunità tali da far di lui/lei un adulto come tutti i figli delle persone oneste?
- Permettere alla madre di scontare il resto della pena in una casa famiglia assieme al figlio e non dentro al carcere, non rischia di dare il via a gravidanze generate solo ad uso e consumo di scarcerazioni facili e/o riduzioni di pena, per le donne abituate a delinquere?
- La "casa-famiglia carcere" da condividere con la madre aiuterebbe comunque e davvero il bambino, costretto lo stesso a vivere limitato dai provvedimenti restrittivi a carico della madre?
- Ma soprattutto è giusto non far scontare il carcere a chi delinque, solo perchè madre?
Le risposte e le soluzioni non sono certo alla nostra portata. Prendiamo solo atto che un figlio in arrivo non è un deterrente al crimine abbastanza forte per una madre. Ci chiedimo cosa lo sia allora.
Così come prendiamo atto che come recita un vecchio adagio:
Sono sempre i bambini a pagare
per gli errori degli adulti
Contro la violenza sulle donne si può intervenire anche a livello locale.
Ecco come, nelle 6 proposte di Donna Moderna volte ai Comuni:
1) Istituzione di un osservatorio metropolitano sui casi di violenza, che rilevi correttamente i vari tipi di violenza nella loro frequenza e che disegni una mappatura delle zone maggiormente a rischio.
2) Convenzione unitaria tra Comune, Provincia e Case delle donne che predisponga finanziamenti in grado di assicurare continuità e certezza del servizio.
3) Adozione di misure, dall'illuminazione alla sorveglianza, per il potenziamento della sicurezza diurna e notturna nei parchi cittadini e in tutte le zone a rischio.
4) Installazione, in zone particolarmente a rischio, di telecamere e di segnaletica che informi che si stà per accedere o ci si trova in una zona videosorvegliata e dell'eventuale registrazione.
5) Organizzazione di corsi di autodifesa rivolti alle donne, da concordare con associazioni sportive e Asl.
6) Misure relative alla mobilità:
- Predisposizione nei parcheggi pubblici e privati di "Parcheggi Rosa", cioè aree a utilizzo esclusivo da parte delle donne in prossimità delle uscite.
- Introduzione, in accordo con le società dei taxi, di "Taxi Rosa", messi a disposizione esclusiva delle donne negli orari serali e notturni.
- Introduzione di "Vagoni Rosa", cioè destinati solo alle donne, nelle metropolitane e nei treni, negli orari serali e notturni.
- Introduzione delle "Fermate di cortesia" (a richiesta della donna) di taxi, tram e bus.
Al convengo contro la violenza sulle donne dello scorso 8 Marzo, Donna Moderna ha stilato una serie di proposte volte a risolvere i problemi legati alla violenza sulle donne. Obiettivo che secondo la redazione della rivista ed anche secondo me, si può raggiungere. Vediamo nel dettaglio le prime 10 rivolte al Governo, che io faccio mie condividendole in pieno.
1) Corsi di educazione sessuale e di rispetto fra i sessi nelle scuole, dalle elementari alle superiori.
2) Una legge nazionale contro la violenza sulle donne, come nella maggior parte dei Paesi Europei, che preveda un inasprimento delle pene ed il reato di stalking.
3) Un piano nazionale pubblico di assistenza alle donne vittima di violenza. Aiuto materiale, legale (in accordo con l'Ordine degli Avvocati) e sostegno psicologico alle donne e ai loro figli che hanno assistito e sofferto della violenza subìta dalle madri. La donna dev'essere accolta in una casa protetta e sostenuta dal momento in cui abbandona il marito o il convivente fino a quando ritroverà un'autonomia, cioè un lavoro e un tetto. Se il lavoro non bastasse a mantenere lei e i figli, lo Stato darà un contributo economico, visto che difficilmente queste donne ricevono gli alimenti dagli ex.
4) Aumento dei rifugi protetti, fino a coprire tutte le province italiane, con un rapporto di un rifugio ogni dieci mila abitanti.
5) Centri pubblici di prima accoglienza cui le vittime di violenza domestica e di altro tipo possano rivolgersi per chiedere aiuto. I centri dovranno essere dotati di personale specializzato e facilmente riconoscibili dall'utenza.
6) Corsi di formazione per infermieri dei Pronto Soccorso che ricevono le donne maltrattate, in modo che sappiano riconoscere un vaso di violenza da un incidente domestico, mettendo in contatto la donna con un centro antiviolenza ed eventualmente segnalino il caso alla polizia. Corsi di formazione con il metodo Spousal Assault Risk Assessment (Sara), già collaudato all'estero, per poliziotti, carabinieri, assistenti sociali che accolgono le vittime di violenza, in modo che sappiano riconoscere la gravità del fatto, il rischio di recidiva e il pericolo che dal maltrattamento si passi all'omicidio.
7) Campagne contro la violenza alle donne sui giornali, in televisione e sui mezzi pubblici di trasporto, diffondendo il più possibile il numero verde (1522) collegato ai centri antiviolenza.
8) Sull'esempio della Spagna e della Gran Bretagna istituzione di tribunali appositi per giudicare questo tipo di crimini, con un approccio specifico, competente.
9) Incentivare gruppi di terapia per uomini violenti che vogliano cambiare e gruppi di auto-aiuto sull'esempi di quelli esistenti all'estero. Assistenza psicologica specifica per i figli di donne maltrattate affinché non diventino a loro volta carnefici o vittime.
10) Braccialetto elettronico per individuare gli spostamenti dei partner violenti o dei violentatori che, come prevede anche una legge italiana del 2001, non si possono avvicinare alla casa né ai posti frequentati dalla vittima.
Ringrazio tutti coloro che nel a precedente post in tema hanno iniziato ad elargirci preziosi consigli volti a migliorare ed integrare il testo della nostra futura proposta di legge (se mai ci arriveremo ma voglio essere ottimista :-))
Molto utile e appropriato il suggerimento di Maddalena che invita a documentarci su come sono regolamentati i reati di abusi e violenza su minore in altri paesi europei. Ho già iniziato, ma se qualche amico blogger volesse darmi mano, gliene sarei eternamente grata. Basta anche un semplice link.
Da oggi è disponibile anche un indirizzo email dedicato a chi volesse contattarci per qualsivoglia motivo.
Scrivete a: adminilsalvagente@gmail.com
Grazie a tutti.
Paola
Ebbene, il post di Kadija di ieri COLPEVOLI!!! CONDANNA CERTA!! pubblicato il giorno dopo il mio NON NASCONDIAMOLI mi ha fatto venir voglia di iniziare a passare dalle parole ai fatti.
Nasce così il primo progetto totalmente "Made In Salvagente" dal nome:
Progetto Salvagente
Miglioriamo la legge contro la violenza
alle donne a ai minori
Fughiamo qualche dubbio che può sovvenirvi.
Perchè un nuovo progetto, se già ce ne sono in corso e ne sostentiamo anche alcuni?
Perchè ho contattato i titolari dei progetti da noi sostenuti, senza ottenere risposta, e la pazienza non è il mio forte
. Inoltre creandolo di sana pianta noi ne avremo il pieno controllo, oneri e onori compresi.
Successo e fallimento dipenderanno solo da noi (me, le partecipanti di questo blog e chi vorrà sostenerci e aiutarci in questo cammino che non sarà nè breve nè facile).
In cosa consiste il Progetto Salvagente?
Consiste nell'identificare poche ma chiare priorità su cui lavorare, volte a migliorare la legge contro la violenza alle donne e ai minori. Volutamente non ci siamo indirizzate alla prevenzione, ma a capitoli che inaspriscano le misure per i colpevoli, divenendo al contempo misure a sostegno delle vittime.
Alcune delle misure che vorrei ottenere e vedere attuate, che io ho identificato, sono:
(ovviamente si accettano suggerimenti e consigli da parte di tutti
)
1) Abolizione e/o ampliamento del lasso temporale in cui cadono in prescrizione i reati per abuso su minore.
2) Attuazione della castrazione chimica obbligatoria per pedofili e violentatori recidivi, per chi è reo confesso, per chi ha una condanna definitiva sulle spalle per abuso su minore o violenza sessuale contro una donna.
3) Ottenimento dell'allontanamento immediato dall'abitazione familiare del coniuge, e/o convivente, e/o familiare convivente, che abusi di un minore o di una donna, e/o che compia maltrattamento verso di essi, quando si è in presenza di una denuncia di reato sostenuta da referti medici e prove valide a sostenere l'impianto accustorio in sede processuale.
4) Precedenza allo svolgimento dei processi per violenza su minore e per violenza contro le donne rispetto a procedimenti con capo di imputazione minore.
5) Certezza della pena per tutti i condannati.
6) Divieto di fruizione di attenuantivarie e riduzioni di pena per condannati in via definitiva.
7) Ottenimento di norme e misure atte a tutelare e sostenere la donna vittima di violenza sul posto di lavoro.
Cosa ci serve per procedere (oltre ad una buona dose di pazzia)?
- Reperire materiale per sapere in materia legislativa cosa c'è di vigente, e cosa esiste a livello di proposta e o disegno di legge.
- Cotruire una rassegna stampa che ci consenta di documentarci circa i punti di cui sopra e che al contempo diventio prova del perchè necessitiamo delle modifiche di legge da noi richieste.
- Aumentare la rete a sostegno del progetto, perchè quasi certamente il primo passo sarà stilare una petizione mediante la quale raccogliere firme utili a presentare in parlamento il progetto.
Cosa abbiamo già (oltre ad una buona dose di pazzia)?
- Rassegna stampa in costruzione con sentenze, fatti accaduti, pecche normative documentate.
Chi vorrà aiutarci ad ampliarla segnalandocene altre avrà nostra eterna riconoscenza.
- Una petizione con cui chiediamo che assassini non diventino VIP e o testimonial nel campo della moda che presto verrà inserita in questo blog (è online da prima che Il salvagente nascesse ma pochi sin'ora se la sono filata).
- Varie richieste di aiuto inoltrate ad associazioni già operanti nel settore, avvocati, partiti politici.
Una sola per il momento ha ottenuto riscontro positivo, ed è da parte di un partito vicino ad un ex ministro della giustizia (non rivelo il nome per ora perchè sono superstiziosa). E un avvocato che si è offerto di controllare il testo della petizione, una volta scritto, affinchè sia veritiero ed efficace.
Inutile dire che ogni aiuto sarà gradito, purchè al momento non preveda pagamenti in cambio. -sono di 3 mesi in arretrato con lo stipendio
Per quanto mi riguarda garantisco massima disponibilità con chi vorrà saperne di più sia sul progetto sia circa lo stato di avanzamento dei lavori.
Patla, Kadija...Si parte ragazze! Unite si vince!
Paola
N.B. La pubblicazione - in parte o in toto - sul proprio blog o sito di questo post per qualsivoglia scopo, deve avvenire previa richiesta da inoltrare in PVT a me, Gomitolina, ed è soggetta all'obbligo di utilizzo del permalink di questo post. Il commento in automatico che sarà così generato ci permetterà di monitorare il flusso ed il percorso sul web dell'iniziativa. Nonchè la concatenazione con chi ci sosterrà. Confido nel rispetto di tutti del nostro lavoro e della nostra iniziativa affiché ciò accada.
Invitiamo altresì chiunque trovi pubblicato - in parte o in toto - riferimenti a questo post privo di permalink, a darcene comunicazione. Grazie a tutti.

Voglio che questa petizione resti sempre ben in vista!
Poter denunciare quando si hanno prove, consapevolezza, e forza per resistere all'iter processuale è il primo passo per una giustizia vera.


Mi riallaccio ai commenti del precedente mio post, per adottare e sostenere il lavoro di Massimo Merighi, che è anche un mio desiderio/sogno. Conosciuto per caso e diventato subito amico, Massimo rappresenta il blog di informazione Bispensiero.it ed ha lanciato online, assieme a Marco Marchese in rappresentanza dell' Associazione per la Mobilitazione Sociale Onlus, una petizione, che accompagnerà un'interrogazione parlamentare, per chiedere al parlamento italiano [...] l' eliminazione della prescrizione dei reati sessuali ai danni di minori previsti dalle leggi 15 febbraio 1996 n.66 "Norme contro la violenza sessuale", e n.269 del 03/08/1998, "Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù", oltre che dalla recente legge 6 febbraio 2006, n.38, "Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet"; in modo che le vittime abbiano la possibilità di vedere perseguito il reato in qualunque momento, qualora diventate adulte siano in grado di denunciare.[...]
Vi invito a leggere il testo della petizione, a sottoscriverla e diffonderla, in quanto vi sono dati che bene spiegano perchè sarebbe importante allungare o eliminare del tutto la prescrizione per questi reati.
Io ora credo che avrei la forza ed il coraggio di perseguire chi mi ha violentata come si merita. Ma proprio quella legge che dovrebbe fare giustizia, me lo vieta...
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