
"Brutalmente violentata"
"Violenza Inaudita"
"Vittima sotto choc"
Frasi troppo frequentemente stampate e pronunciate, di questi tempi.
Specchio di un'addolcente ipocrisia di chi vuole informare pur celando la cruda realtà dei fatti.
Per non disturbare troppo l'occhio sensibile di chi guarda o legge.
... Lontano dagli occhi, lontano dal cuore...
La verità è che dietro a uno stupro non c'è una notizia
Ma una bambina, una donna, una persona:
Con ecchimosi, tagli, morsi, legature, percosse, lacerazioni per accessori glamour.
Una persona che rischia di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.
Il contagio da Hiv o l'Aids.
Che rischia di rimanere incinta di un essere che nulla ha di umano.
Che dovrà, forse, abortire, prendere la pillola del giorno dopo...
Magari sentendosi tacciare di assassina dagli anti abortisti.
Che forse non potrà mai più avere una vita normale, dei figli, una famiglia.
Una persona che dovrà subìre altre mani addosso, altre domande, altri sospetti.
Che dovrà convicere il mondo di essere la vittima offesa
E non la donna disponibile e conseziente affamata di sesso
Che provoca il maschio predatore offrendosi.
Che si scontrerà con una giustizia ingiusta, fatta di uomini...
Una persona con il corpo e l'anima a pezzi.
Questo sono le vittime di uno stupro.
Non solo notizie. Non solo audience.
Senza addolcente ipocrisia ma realistica verità.
Come scritto in un precedente post, per sapere se qualcuno stà violando i nostri diritti, occorre conoscerli.
Continuiamo quindi il viaggio iniziato da quelli sanciti dalla Costituzione italiana, per approdare quest'oggi ai diritti che ogni donna ha o deve pretenderre, all'interno del nucleo familiare.
Ricordiamo che tutte le informazioni sono pubblicate a titolo puramente informativo.
Necessitano perciò delle opportune verifiche nelle sedi preposte.
DIRITTI IN FAMIGLIA
Con la riforma del diritto di famiglia (L. 19 maggio 1975, n. 151) è stata abolita la figura del capo famiglia (che rimane solo ai fini anagrafici) ed entrambi i coniugi acquistano pettano gli stessi diritti e doveri e sono tenuti, in proporzione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.
Concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e l’esercizio della potestà sui figli minori è esercitata da entrambi i genitori (e non più solo dal padre).
La famiglia, che sembrerebbe uno dei luoghi ove trovare e garantire sicurezza e protezione e nel quale poter esprimere la propria personalità, spesso si rivela l'ambiente all'interno del quale è più difficile far valere i propri valori, desideri, bisogni e dove spesso vengono perpetrati abusi e sopraffazioni di vario genere.
La paura, i sensi di colpa, la mancanza di autostima della donna, sostenuti anche da legami familiari che in qualche modo legittimano o minimizzano gli eccessi maschili, permettono così che la violenza resti celata tra le mura domestiche.
TU PUOI
Fonte:Il Giornale del 6 Maggio 2008:
- Nuovo record di presenze di minori nel nido del carcere di Rebibbia Femminile. Sono, infatti, 25 i bambini e le bambine che attualmente vivono in carcere con le mamme detenute. La segnalazione è del Garante regionale dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni, che più volte, nei mesi scorsi, aveva lanciato l’allarme su questa emergenza: quasi la metà, 11 su 25, ha meno di otto mesi.
Attualmente la legislazione prevede che i bambini da 0 a 3 anni possano stare con le mamme detenute.
Al compimento del terzo anno di età è obbligatoria la scarcerazione dei minori, indipendentemente dalla pena che sta scontando la madre, con l’affidamento ai parenti, a case famiglia o istituti. Dei 25 bambini due sono figli di italiane, uno di una romena, il resto di giovani nomadi.-
Andando ad indagare, Chiara Buoncristiani del quotidiano Libero nello stesso giorno ha pubblicato un'inchiesta a livello nazionale sotto riportata integralmente:
- Mentre l'Italia è a crescita zero, per i figli del carcere è boom di fiocchi rosa e azzurri. La prima volta che Al Pacino è uscito da Rebibbia ha cominciato a correre e non voleva più fermarsi. Armani si è messo a urlare di fronte a un piccione che volava al parco, era il primo animale mai visto in tutta la sua vita. Poi le auto, quelle scatole con le ruote, le ha osservate impietrito per capire cosa fossero. Al Capone invece è rimasto a bocca aperta davanti a quella distesa infinita d'acqua che gli adulti chiamano mare. Al Pacino, Armani e Al Capone sono 3 dei 25 bambini e bambine nati dietro le sbarre da madri detenute nel carcere romano di Rebibbia. In tutto in Italia sono 52.
<<Hanno nomi strani ma sono in tutto simili agli altri bambini>>, racconta Leda Colombini, che a Rebibbia fa la volontaria. <<L'unica differenza è che questi scoprono solo a un certo punto cosa significa non avere la libertà>>. Perchè è il movimento corporeo <<a stimolare la fantasia e la loro comincia a galoppare tutta insieme>>. Al punto che spesso, pur piccolissimi, <<non vogliono più tornare dentro dalle proprie madri>>.
A questa situazione, nell'utlimo anno, si è aggiunto un problema in più: a Rebibbia c'è stato un vero record di neonati nel nido del penitenziario femminile che sarebbe progetttato per ospitarne soltanto 12.
Per alcuni di questi bambini, quasi tutti filgi di rom, le madri hanno scelto nomi di personaggi famosi, attori o figure "mitiche". Altri, invece hanno nomi più usuali come <<Marco, Raian, Gaia, Antonella e altri tipicamente rom, come Shakira e Fadila>>. Da 14 anni Leda è impegnata con i componenti dell'associazione "Romainsieme". Ogni Sabato prende i piccoli e li porta a visitare il mondo fuori. Un compito fondamentale perché permette ai bambini nati in carcere, soprattutto figli di stranieri e nomadi, di familiarizzare con la natura e più in generale con tutto ciò che c'è fuori. <<Compresi gli esseri umani di sesso maschile, che nell'ala femminile non mettono assolutamente piede>>. Capità così che nei Sabati di libera uscita i piccoli che hanno compiuto un anno incontrino per la prima volta un uomo. <<E la cosa notevole è che fanno di tutto per giocare con questa nuova "specie". E' una scoperta, così come quella degli alberi e delle pigne, delle formiche e delle stagioni. Il nido ha solo 12 celle. Che si chiudono la sera alle 20 e si riaprono la mattina alle 8. Poi ci sono il refettorio, una saletta comune che fa da nursery, e l'infermeria. L'allarme per il sovraffollamento è stato lanciato ieri (5 Maggio 2008) dal garante regionale dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni. Si è cercato di sensibilzzare l'opinione pubblica su questa emergenza perché quasi la metà dei bambini, 11 su 25, ha meno di 8 mesi.
Attualmente la legislazione prevede che i bambini da 0 a 3 anni possano stare con le mamme detenute. <<Il che è paradossale perchè li priva degli stimoli e delle esperienze fondamentali al loro sviluppo cognitivo>>, spiega la Colombini. <<Tanto che noi facciamo di tutto per riportare la normalità. Festeggiamo tutti i compleanni e le ricorrenze.>>.
Al compimento del terzo anno di età è obbligatoria la scarcerazione dei minori, indipendentemente dalla pena che sta scontando la madre, con l'affidamento a parenti, a case famiglia o istituti. Così recita la legge che in tanti vorrebbero cambiarem introducento la possibilità di ammettere anche le madri in case famiglia. Dei 25 bambini reclusi a Rebibbia, 2 sono figli di italiane, 1 di una romena, il resto di giovani nomadi.
<<Nonostante l'impegno di chi lavora in carcere e del volontariato, è indubbio che i bambini vivono una situazione difficile>>, ammettte Marroni, <<basti pensare che sono costretti a passare una fase importante della loro vita, quella del primo apprendimento, in un carcere cella e con un limitato spazio intorno. Io credo che sia prioritario studiare, per le madri detenute, misure alternative alla detenzione, prevedendo l'obbligo del carcere solo per i reati gravi>>.
Ci sono dei casi, raccontano e puericultrici di Rebibbia, in cui <<l'attuale legislazione grida vendetta>>.
Come quando <<si nega alle madri la possibilità di seguire il proprio figlio, di pochi mesi, se questo deve essere ricoverato in ospedale. Allora siamo noi volontari che cerchiamo di fare la staffetta per non lasciare il bambino da solo. Ma sono comunque molto traumatici, perché una broncopolmonite o una malattia infettiva sono eventi molto frequenti quando tanti bambini convivono in spazi ristretti. Che per loro si trasformano in fatti estremamente traumatici>>
Gli articoli di cui sopra evidenziano una situazione poco conosciuta, e confermano come, a volte, provvedimenti presi a tutela dei minori spesso si rivelano delle vere violenze a carico dei bambini.
Non separarli dalla madre in tenera età, quando queste mamme a tutto hanno pensato, quando erano in libertà, tranne che al benessere dei loro figli di cui erano in attesa al momento dell'arresto, non sempre è bene perchè un atroce destino aspetta questi piccoli: conoscere solo l'ambiente carcerario nei primi 3 anni di vita per poi dover brutalmente affrontare il mondo esterno quando, al compimento dei 3 anni, la legge obbliga la loro "scarcerazione".
Violenza su violenza quando non potendo rientrare in famiglia, per i piccoli l'apertura delle porte del carcere coincide con il richiudersi di quelle di istituti o cose famiglia, con tutti i risvolti negativi in fatto di armonico sviluppo psico-sociologico dei bambini.
In questo caso domande e riflessioni sorgono spontanee:
- E' giusto sempre e in ogni caso far nascere questi bambini?
- Che adulti saranno domani?
- Non sarebbe più opportuno togliere subito il bambino alla madre, appena nato ed affidarlo ad un parente o ad una famiglia, se non addirittura metterlo in stato di adottabilità, in modo da garantirgli ciò di cui ogni bambino ha bisogno: una casa, una famiglia sana in grado di crescerlo per poi fargli cogliere tutte le opportunità tali da far di lui/lei un adulto come tutti i figli delle persone oneste?
- Permettere alla madre di scontare il resto della pena in una casa famiglia assieme al figlio e non dentro al carcere, non rischia di dare il via a gravidanze generate solo ad uso e consumo di scarcerazioni facili e/o riduzioni di pena, per le donne abituate a delinquere?
- La "casa-famiglia carcere" da condividere con la madre aiuterebbe comunque e davvero il bambino, costretto lo stesso a vivere limitato dai provvedimenti restrittivi a carico della madre?
- Ma soprattutto è giusto non far scontare il carcere a chi delinque, solo perchè madre?
Le risposte e le soluzioni non sono certo alla nostra portata. Prendiamo solo atto che un figlio in arrivo non è un deterrente al crimine abbastanza forte per una madre. Ci chiedimo cosa lo sia allora.
Così come prendiamo atto che come recita un vecchio adagio:
Sono sempre i bambini a pagare
per gli errori degli adulti
Al convengo contro la violenza sulle donne dello scorso 8 Marzo, Donna Moderna ha stilato una serie di proposte volte a risolvere i problemi legati alla violenza sulle donne. Obiettivo che secondo la redazione della rivista ed anche secondo me, si può raggiungere. Vediamo nel dettaglio le prime 10 rivolte al Governo, che io faccio mie condividendole in pieno.
1) Corsi di educazione sessuale e di rispetto fra i sessi nelle scuole, dalle elementari alle superiori.
2) Una legge nazionale contro la violenza sulle donne, come nella maggior parte dei Paesi Europei, che preveda un inasprimento delle pene ed il reato di stalking.
3) Un piano nazionale pubblico di assistenza alle donne vittima di violenza. Aiuto materiale, legale (in accordo con l'Ordine degli Avvocati) e sostegno psicologico alle donne e ai loro figli che hanno assistito e sofferto della violenza subìta dalle madri. La donna dev'essere accolta in una casa protetta e sostenuta dal momento in cui abbandona il marito o il convivente fino a quando ritroverà un'autonomia, cioè un lavoro e un tetto. Se il lavoro non bastasse a mantenere lei e i figli, lo Stato darà un contributo economico, visto che difficilmente queste donne ricevono gli alimenti dagli ex.
4) Aumento dei rifugi protetti, fino a coprire tutte le province italiane, con un rapporto di un rifugio ogni dieci mila abitanti.
5) Centri pubblici di prima accoglienza cui le vittime di violenza domestica e di altro tipo possano rivolgersi per chiedere aiuto. I centri dovranno essere dotati di personale specializzato e facilmente riconoscibili dall'utenza.
6) Corsi di formazione per infermieri dei Pronto Soccorso che ricevono le donne maltrattate, in modo che sappiano riconoscere un vaso di violenza da un incidente domestico, mettendo in contatto la donna con un centro antiviolenza ed eventualmente segnalino il caso alla polizia. Corsi di formazione con il metodo Spousal Assault Risk Assessment (Sara), già collaudato all'estero, per poliziotti, carabinieri, assistenti sociali che accolgono le vittime di violenza, in modo che sappiano riconoscere la gravità del fatto, il rischio di recidiva e il pericolo che dal maltrattamento si passi all'omicidio.
7) Campagne contro la violenza alle donne sui giornali, in televisione e sui mezzi pubblici di trasporto, diffondendo il più possibile il numero verde (1522) collegato ai centri antiviolenza.
8) Sull'esempio della Spagna e della Gran Bretagna istituzione di tribunali appositi per giudicare questo tipo di crimini, con un approccio specifico, competente.
9) Incentivare gruppi di terapia per uomini violenti che vogliano cambiare e gruppi di auto-aiuto sull'esempi di quelli esistenti all'estero. Assistenza psicologica specifica per i figli di donne maltrattate affinché non diventino a loro volta carnefici o vittime.
10) Braccialetto elettronico per individuare gli spostamenti dei partner violenti o dei violentatori che, come prevede anche una legge italiana del 2001, non si possono avvicinare alla casa né ai posti frequentati dalla vittima.
Mi unisco a Gomitolina nel commentare quanto ha scritto su questo ennesimo caso di pedofilia, ma uso il post perchè voglio che le mie parole rimangano evidenti. Soprattutto in casi come questi BISOGNA intervenire con la castrazione. Sono malati, bene allora vanno curati. Se per qualsiasi malattia si utilizza un farmaco, perchè non deve essere prescritto obbligatoriamente in questo caso?? Altra cosa che non mi spiego, come può un pedofilo recidivo, già condannato, rimanere da solo con dei bambini. Questa cosa non riesco a concepirla! Dobbiamo avere maggiore cura e attenzione dei bambini, sono indifesi, hanno assoluto bisogno della nostra attenzione. Sarò cattiva, ma la moglie, continua a fare figli con lui? Il tribunale e i servizi sociali non si domandano come possano vivere i suoi figli?
Festeggiamo il persistere del mare calmo...
- ITALIA. ALESSANDRIA: preso "il maniaco dei garages" che aggrediva donne dai 25 ai 35 anni che rincasavano da sole nell'alessandrino. E' un giovane orafo di Valenza, di 26 anni, raggiunto da un procedimento di custodia a seguito del quale ha confessato. Materiale pornografico è stato rinvenuto nella sua abitazione, dove vive con i genitori.
E' stata dura ma alla fine un mare calmo e limpido lo abbiamo trovato.
- ITALIA. PERUGIA: Confermata la condanna all'ergastolo per Giorgio Giorni, l'imprenditore edile di Città di Castello che il 6 Aprile 2006 violentò e uccise la piccola Maria Geusa di soli 2 anni e mezzo. La Corte ha rigettato il ricorso presentato dagli avvocati di Giorni contro la sentenza emessa Corte di Assise di Appello di Perugia. Lo scorso Novembre la madre di Maria Geusa, Tiziana Deserto, è stata condannata a 15 anni (tre condonati) dai giudici di merito per concorso in omicidio e abusi.
In Cassazione, come parti civili, si sono costituiti il padre e i nonni della bambina, e il Telefono Azzurro.
Ogni tanto la Giustizia funziona. Evviva.
