
Come scritto in un precedente post, per sapere se qualcuno stà violando i nostri diritti, occorre conoscerli.
Continuiamo quindi il viaggio iniziato da quelli sanciti dalla Costituzione italiana, per approdare quest'oggi ai diritti che ogni donna ha o deve pretenderre, all'interno del nucleo familiare.
Ricordiamo che tutte le informazioni sono pubblicate a titolo puramente informativo.
Necessitano perciò delle opportune verifiche nelle sedi preposte.
DIRITTI IN FAMIGLIA
Con la riforma del diritto di famiglia (L. 19 maggio 1975, n. 151) è stata abolita la figura del capo famiglia (che rimane solo ai fini anagrafici) ed entrambi i coniugi acquistano pettano gli stessi diritti e doveri e sono tenuti, in proporzione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.
Concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e l’esercizio della potestà sui figli minori è esercitata da entrambi i genitori (e non più solo dal padre).
La famiglia, che sembrerebbe uno dei luoghi ove trovare e garantire sicurezza e protezione e nel quale poter esprimere la propria personalità, spesso si rivela l'ambiente all'interno del quale è più difficile far valere i propri valori, desideri, bisogni e dove spesso vengono perpetrati abusi e sopraffazioni di vario genere.
La paura, i sensi di colpa, la mancanza di autostima della donna, sostenuti anche da legami familiari che in qualche modo legittimano o minimizzano gli eccessi maschili, permettono così che la violenza resti celata tra le mura domestiche.
TU PUOI
Fonte:Il Giornale del 6 Maggio 2008:
- Nuovo record di presenze di minori nel nido del carcere di Rebibbia Femminile. Sono, infatti, 25 i bambini e le bambine che attualmente vivono in carcere con le mamme detenute. La segnalazione è del Garante regionale dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni, che più volte, nei mesi scorsi, aveva lanciato l’allarme su questa emergenza: quasi la metà, 11 su 25, ha meno di otto mesi.
Attualmente la legislazione prevede che i bambini da 0 a 3 anni possano stare con le mamme detenute.
Al compimento del terzo anno di età è obbligatoria la scarcerazione dei minori, indipendentemente dalla pena che sta scontando la madre, con l’affidamento ai parenti, a case famiglia o istituti. Dei 25 bambini due sono figli di italiane, uno di una romena, il resto di giovani nomadi.-
Andando ad indagare, Chiara Buoncristiani del quotidiano Libero nello stesso giorno ha pubblicato un'inchiesta a livello nazionale sotto riportata integralmente:
- Mentre l'Italia è a crescita zero, per i figli del carcere è boom di fiocchi rosa e azzurri. La prima volta che Al Pacino è uscito da Rebibbia ha cominciato a correre e non voleva più fermarsi. Armani si è messo a urlare di fronte a un piccione che volava al parco, era il primo animale mai visto in tutta la sua vita. Poi le auto, quelle scatole con le ruote, le ha osservate impietrito per capire cosa fossero. Al Capone invece è rimasto a bocca aperta davanti a quella distesa infinita d'acqua che gli adulti chiamano mare. Al Pacino, Armani e Al Capone sono 3 dei 25 bambini e bambine nati dietro le sbarre da madri detenute nel carcere romano di Rebibbia. In tutto in Italia sono 52.
<<Hanno nomi strani ma sono in tutto simili agli altri bambini>>, racconta Leda Colombini, che a Rebibbia fa la volontaria. <<L'unica differenza è che questi scoprono solo a un certo punto cosa significa non avere la libertà>>. Perchè è il movimento corporeo <<a stimolare la fantasia e la loro comincia a galoppare tutta insieme>>. Al punto che spesso, pur piccolissimi, <<non vogliono più tornare dentro dalle proprie madri>>.
A questa situazione, nell'utlimo anno, si è aggiunto un problema in più: a Rebibbia c'è stato un vero record di neonati nel nido del penitenziario femminile che sarebbe progetttato per ospitarne soltanto 12.
Per alcuni di questi bambini, quasi tutti filgi di rom, le madri hanno scelto nomi di personaggi famosi, attori o figure "mitiche". Altri, invece hanno nomi più usuali come <<Marco, Raian, Gaia, Antonella e altri tipicamente rom, come Shakira e Fadila>>. Da 14 anni Leda è impegnata con i componenti dell'associazione "Romainsieme". Ogni Sabato prende i piccoli e li porta a visitare il mondo fuori. Un compito fondamentale perché permette ai bambini nati in carcere, soprattutto figli di stranieri e nomadi, di familiarizzare con la natura e più in generale con tutto ciò che c'è fuori. <<Compresi gli esseri umani di sesso maschile, che nell'ala femminile non mettono assolutamente piede>>. Capità così che nei Sabati di libera uscita i piccoli che hanno compiuto un anno incontrino per la prima volta un uomo. <<E la cosa notevole è che fanno di tutto per giocare con questa nuova "specie". E' una scoperta, così come quella degli alberi e delle pigne, delle formiche e delle stagioni. Il nido ha solo 12 celle. Che si chiudono la sera alle 20 e si riaprono la mattina alle 8. Poi ci sono il refettorio, una saletta comune che fa da nursery, e l'infermeria. L'allarme per il sovraffollamento è stato lanciato ieri (5 Maggio 2008) dal garante regionale dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni. Si è cercato di sensibilzzare l'opinione pubblica su questa emergenza perché quasi la metà dei bambini, 11 su 25, ha meno di 8 mesi.
Attualmente la legislazione prevede che i bambini da 0 a 3 anni possano stare con le mamme detenute. <<Il che è paradossale perchè li priva degli stimoli e delle esperienze fondamentali al loro sviluppo cognitivo>>, spiega la Colombini. <<Tanto che noi facciamo di tutto per riportare la normalità. Festeggiamo tutti i compleanni e le ricorrenze.>>.
Al compimento del terzo anno di età è obbligatoria la scarcerazione dei minori, indipendentemente dalla pena che sta scontando la madre, con l'affidamento a parenti, a case famiglia o istituti. Così recita la legge che in tanti vorrebbero cambiarem introducento la possibilità di ammettere anche le madri in case famiglia. Dei 25 bambini reclusi a Rebibbia, 2 sono figli di italiane, 1 di una romena, il resto di giovani nomadi.
<<Nonostante l'impegno di chi lavora in carcere e del volontariato, è indubbio che i bambini vivono una situazione difficile>>, ammettte Marroni, <<basti pensare che sono costretti a passare una fase importante della loro vita, quella del primo apprendimento, in un carcere cella e con un limitato spazio intorno. Io credo che sia prioritario studiare, per le madri detenute, misure alternative alla detenzione, prevedendo l'obbligo del carcere solo per i reati gravi>>.
Ci sono dei casi, raccontano e puericultrici di Rebibbia, in cui <<l'attuale legislazione grida vendetta>>.
Come quando <<si nega alle madri la possibilità di seguire il proprio figlio, di pochi mesi, se questo deve essere ricoverato in ospedale. Allora siamo noi volontari che cerchiamo di fare la staffetta per non lasciare il bambino da solo. Ma sono comunque molto traumatici, perché una broncopolmonite o una malattia infettiva sono eventi molto frequenti quando tanti bambini convivono in spazi ristretti. Che per loro si trasformano in fatti estremamente traumatici>>
Gli articoli di cui sopra evidenziano una situazione poco conosciuta, e confermano come, a volte, provvedimenti presi a tutela dei minori spesso si rivelano delle vere violenze a carico dei bambini.
Non separarli dalla madre in tenera età, quando queste mamme a tutto hanno pensato, quando erano in libertà, tranne che al benessere dei loro figli di cui erano in attesa al momento dell'arresto, non sempre è bene perchè un atroce destino aspetta questi piccoli: conoscere solo l'ambiente carcerario nei primi 3 anni di vita per poi dover brutalmente affrontare il mondo esterno quando, al compimento dei 3 anni, la legge obbliga la loro "scarcerazione".
Violenza su violenza quando non potendo rientrare in famiglia, per i piccoli l'apertura delle porte del carcere coincide con il richiudersi di quelle di istituti o cose famiglia, con tutti i risvolti negativi in fatto di armonico sviluppo psico-sociologico dei bambini.
In questo caso domande e riflessioni sorgono spontanee:
- E' giusto sempre e in ogni caso far nascere questi bambini?
- Che adulti saranno domani?
- Non sarebbe più opportuno togliere subito il bambino alla madre, appena nato ed affidarlo ad un parente o ad una famiglia, se non addirittura metterlo in stato di adottabilità, in modo da garantirgli ciò di cui ogni bambino ha bisogno: una casa, una famiglia sana in grado di crescerlo per poi fargli cogliere tutte le opportunità tali da far di lui/lei un adulto come tutti i figli delle persone oneste?
- Permettere alla madre di scontare il resto della pena in una casa famiglia assieme al figlio e non dentro al carcere, non rischia di dare il via a gravidanze generate solo ad uso e consumo di scarcerazioni facili e/o riduzioni di pena, per le donne abituate a delinquere?
- La "casa-famiglia carcere" da condividere con la madre aiuterebbe comunque e davvero il bambino, costretto lo stesso a vivere limitato dai provvedimenti restrittivi a carico della madre?
- Ma soprattutto è giusto non far scontare il carcere a chi delinque, solo perchè madre?
Le risposte e le soluzioni non sono certo alla nostra portata. Prendiamo solo atto che un figlio in arrivo non è un deterrente al crimine abbastanza forte per una madre. Ci chiedimo cosa lo sia allora.
Così come prendiamo atto che come recita un vecchio adagio:
Sono sempre i bambini a pagare
per gli errori degli adulti
Essere bambini in certe parti del mondo è davvero ardua impresa.
Le violenze non sempre lasciano lividi sul corpo e ferite nell'anima, spesso si attuano anche privando un individuo del diritto fondamentale ad esistere. Di conseguenza vengono meno anche tutte le opportunità che fanno crescere e migliorare ogni essere vivente.
In Afghanistan essere bambine significa non poter andare a scuola. Infatti solo il 35% degli scolari è femmina e, mentre il numero degli alunni maschi è in crescita, quello delle studentesse rimane fermo.
Secondo Care International le famiglie afghane non mandano le figlie a scuola perchè le insegnanti donne sono pochissime, e perchè le scuole sono troppo spesso distanti da casa.
Se si pensa che la violenza si combatte principalmente innalzando il livello culturale degli individui, questo dato fa capire quanto ancora c'è da fare...
Contro la violenza sulle donne si può intervenire anche a livello locale.
Ecco come, nelle 6 proposte di Donna Moderna volte ai Comuni:
1) Istituzione di un osservatorio metropolitano sui casi di violenza, che rilevi correttamente i vari tipi di violenza nella loro frequenza e che disegni una mappatura delle zone maggiormente a rischio.
2) Convenzione unitaria tra Comune, Provincia e Case delle donne che predisponga finanziamenti in grado di assicurare continuità e certezza del servizio.
3) Adozione di misure, dall'illuminazione alla sorveglianza, per il potenziamento della sicurezza diurna e notturna nei parchi cittadini e in tutte le zone a rischio.
4) Installazione, in zone particolarmente a rischio, di telecamere e di segnaletica che informi che si stà per accedere o ci si trova in una zona videosorvegliata e dell'eventuale registrazione.
5) Organizzazione di corsi di autodifesa rivolti alle donne, da concordare con associazioni sportive e Asl.
6) Misure relative alla mobilità:
- Predisposizione nei parcheggi pubblici e privati di "Parcheggi Rosa", cioè aree a utilizzo esclusivo da parte delle donne in prossimità delle uscite.
- Introduzione, in accordo con le società dei taxi, di "Taxi Rosa", messi a disposizione esclusiva delle donne negli orari serali e notturni.
- Introduzione di "Vagoni Rosa", cioè destinati solo alle donne, nelle metropolitane e nei treni, negli orari serali e notturni.
- Introduzione delle "Fermate di cortesia" (a richiesta della donna) di taxi, tram e bus.
Voglio che questa petizione resti sempre ben in vista!
Poter denunciare quando si hanno prove, consapevolezza, e forza per resistere all'iter processuale è il primo passo per una giustizia vera.

Due famosissimi modi di dire ben definiscono quali sono i primi passi da compiere per far valere i nostri diritti di donne, di cittadine, di persone:
Chi ben comincia è a metà dell'opera.
La legge non ammette ignoranza.
Inzia quì un viaggio a puntate nel mondo dei diritti iniziando dalla base: quelli riconosciuti dalla nostra Costituzione.
Perchè possiamo sapere se qualcuno stà violando i nostri diritti, solo se li conosciamo.
Ricordiamo che tutte le informazioni sono pubblicate a titolo puramente informativo.
Necessitano perciò delle opportune verifiche nelle sedi preposte in caso si intenda utilizzarle.
I DIRITTI FONDAMENTALI DELLA COSTITUZIONE
La Costituzione della Repubblica italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, stabilisce i principi fondamentali della convivenza civile. Il rispetto della dignità umana, l’uguaglianza morale e giuridica, la libertà di opinione, di stampa, di riunione, di associazione, di religione, il diritto all’istruzione, alla salute, alla giustizia, il riconoscimento della funzione essenziale della famiglia, il riconoscimento del valore di ogni lavoro e la tutela di tutti i lavoratori, il diritto di partecipare alle scelte che toccano tutti e ciascuno, costituiscono il sistema di valori fondamentali sui quali si regge la società italiana.
- L’art. 3 stabilisce l’uguaglianza morale e giuridica tra uomo e donna e afferma che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Mi riallaccio ai commenti del precedente mio post, per adottare e sostenere il lavoro di Massimo Merighi, che è anche un mio desiderio/sogno. Conosciuto per caso e diventato subito amico, Massimo rappresenta il blog di informazione Bispensiero.it ed ha lanciato online, assieme a Marco Marchese in rappresentanza dell' Associazione per la Mobilitazione Sociale Onlus, una petizione, che accompagnerà un'interrogazione parlamentare, per chiedere al parlamento italiano [...] l' eliminazione della prescrizione dei reati sessuali ai danni di minori previsti dalle leggi 15 febbraio 1996 n.66 "Norme contro la violenza sessuale", e n.269 del 03/08/1998, "Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù", oltre che dalla recente legge 6 febbraio 2006, n.38, "Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet"; in modo che le vittime abbiano la possibilità di vedere perseguito il reato in qualunque momento, qualora diventate adulte siano in grado di denunciare.[...]
Vi invito a leggere il testo della petizione, a sottoscriverla e diffonderla, in quanto vi sono dati che bene spiegano perchè sarebbe importante allungare o eliminare del tutto la prescrizione per questi reati.
Io ora credo che avrei la forza ed il coraggio di perseguire chi mi ha violentata come si merita. Ma proprio quella legge che dovrebbe fare giustizia, me lo vieta...
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