
Fonte:Il Giornale del 6 Maggio 2008:
- Nuovo record di presenze di minori nel nido del carcere di Rebibbia Femminile. Sono, infatti, 25 i bambini e le bambine che attualmente vivono in carcere con le mamme detenute. La segnalazione è del Garante regionale dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni, che più volte, nei mesi scorsi, aveva lanciato l’allarme su questa emergenza: quasi la metà, 11 su 25, ha meno di otto mesi.
Attualmente la legislazione prevede che i bambini da 0 a 3 anni possano stare con le mamme detenute.
Al compimento del terzo anno di età è obbligatoria la scarcerazione dei minori, indipendentemente dalla pena che sta scontando la madre, con l’affidamento ai parenti, a case famiglia o istituti. Dei 25 bambini due sono figli di italiane, uno di una romena, il resto di giovani nomadi.-
Andando ad indagare, Chiara Buoncristiani del quotidiano Libero nello stesso giorno ha pubblicato un'inchiesta a livello nazionale sotto riportata integralmente:
- Mentre l'Italia è a crescita zero, per i figli del carcere è boom di fiocchi rosa e azzurri. La prima volta che Al Pacino è uscito da Rebibbia ha cominciato a correre e non voleva più fermarsi. Armani si è messo a urlare di fronte a un piccione che volava al parco, era il primo animale mai visto in tutta la sua vita. Poi le auto, quelle scatole con le ruote, le ha osservate impietrito per capire cosa fossero. Al Capone invece è rimasto a bocca aperta davanti a quella distesa infinita d'acqua che gli adulti chiamano mare. Al Pacino, Armani e Al Capone sono 3 dei 25 bambini e bambine nati dietro le sbarre da madri detenute nel carcere romano di Rebibbia. In tutto in Italia sono 52.
<<Hanno nomi strani ma sono in tutto simili agli altri bambini>>, racconta Leda Colombini, che a Rebibbia fa la volontaria. <<L'unica differenza è che questi scoprono solo a un certo punto cosa significa non avere la libertà>>. Perchè è il movimento corporeo <<a stimolare la fantasia e la loro comincia a galoppare tutta insieme>>. Al punto che spesso, pur piccolissimi, <<non vogliono più tornare dentro dalle proprie madri>>.
A questa situazione, nell'utlimo anno, si è aggiunto un problema in più: a Rebibbia c'è stato un vero record di neonati nel nido del penitenziario femminile che sarebbe progetttato per ospitarne soltanto 12.
Per alcuni di questi bambini, quasi tutti filgi di rom, le madri hanno scelto nomi di personaggi famosi, attori o figure "mitiche". Altri, invece hanno nomi più usuali come <<Marco, Raian, Gaia, Antonella e altri tipicamente rom, come Shakira e Fadila>>. Da 14 anni Leda è impegnata con i componenti dell'associazione "Romainsieme". Ogni Sabato prende i piccoli e li porta a visitare il mondo fuori. Un compito fondamentale perché permette ai bambini nati in carcere, soprattutto figli di stranieri e nomadi, di familiarizzare con la natura e più in generale con tutto ciò che c'è fuori. <<Compresi gli esseri umani di sesso maschile, che nell'ala femminile non mettono assolutamente piede>>. Capità così che nei Sabati di libera uscita i piccoli che hanno compiuto un anno incontrino per la prima volta un uomo. <<E la cosa notevole è che fanno di tutto per giocare con questa nuova "specie". E' una scoperta, così come quella degli alberi e delle pigne, delle formiche e delle stagioni. Il nido ha solo 12 celle. Che si chiudono la sera alle 20 e si riaprono la mattina alle 8. Poi ci sono il refettorio, una saletta comune che fa da nursery, e l'infermeria. L'allarme per il sovraffollamento è stato lanciato ieri (5 Maggio 2008) dal garante regionale dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni. Si è cercato di sensibilzzare l'opinione pubblica su questa emergenza perché quasi la metà dei bambini, 11 su 25, ha meno di 8 mesi.
Attualmente la legislazione prevede che i bambini da 0 a 3 anni possano stare con le mamme detenute. <<Il che è paradossale perchè li priva degli stimoli e delle esperienze fondamentali al loro sviluppo cognitivo>>, spiega la Colombini. <<Tanto che noi facciamo di tutto per riportare la normalità. Festeggiamo tutti i compleanni e le ricorrenze.>>.
Al compimento del terzo anno di età è obbligatoria la scarcerazione dei minori, indipendentemente dalla pena che sta scontando la madre, con l'affidamento a parenti, a case famiglia o istituti. Così recita la legge che in tanti vorrebbero cambiarem introducento la possibilità di ammettere anche le madri in case famiglia. Dei 25 bambini reclusi a Rebibbia, 2 sono figli di italiane, 1 di una romena, il resto di giovani nomadi.
<<Nonostante l'impegno di chi lavora in carcere e del volontariato, è indubbio che i bambini vivono una situazione difficile>>, ammettte Marroni, <<basti pensare che sono costretti a passare una fase importante della loro vita, quella del primo apprendimento, in un carcere cella e con un limitato spazio intorno. Io credo che sia prioritario studiare, per le madri detenute, misure alternative alla detenzione, prevedendo l'obbligo del carcere solo per i reati gravi>>.
Ci sono dei casi, raccontano e puericultrici di Rebibbia, in cui <<l'attuale legislazione grida vendetta>>.
Come quando <<si nega alle madri la possibilità di seguire il proprio figlio, di pochi mesi, se questo deve essere ricoverato in ospedale. Allora siamo noi volontari che cerchiamo di fare la staffetta per non lasciare il bambino da solo. Ma sono comunque molto traumatici, perché una broncopolmonite o una malattia infettiva sono eventi molto frequenti quando tanti bambini convivono in spazi ristretti. Che per loro si trasformano in fatti estremamente traumatici>>
Gli articoli di cui sopra evidenziano una situazione poco conosciuta, e confermano come, a volte, provvedimenti presi a tutela dei minori spesso si rivelano delle vere violenze a carico dei bambini.
Non separarli dalla madre in tenera età, quando queste mamme a tutto hanno pensato, quando erano in libertà, tranne che al benessere dei loro figli di cui erano in attesa al momento dell'arresto, non sempre è bene perchè un atroce destino aspetta questi piccoli: conoscere solo l'ambiente carcerario nei primi 3 anni di vita per poi dover brutalmente affrontare il mondo esterno quando, al compimento dei 3 anni, la legge obbliga la loro "scarcerazione".
Violenza su violenza quando non potendo rientrare in famiglia, per i piccoli l'apertura delle porte del carcere coincide con il richiudersi di quelle di istituti o cose famiglia, con tutti i risvolti negativi in fatto di armonico sviluppo psico-sociologico dei bambini.
In questo caso domande e riflessioni sorgono spontanee:
- E' giusto sempre e in ogni caso far nascere questi bambini?
- Che adulti saranno domani?
- Non sarebbe più opportuno togliere subito il bambino alla madre, appena nato ed affidarlo ad un parente o ad una famiglia, se non addirittura metterlo in stato di adottabilità, in modo da garantirgli ciò di cui ogni bambino ha bisogno: una casa, una famiglia sana in grado di crescerlo per poi fargli cogliere tutte le opportunità tali da far di lui/lei un adulto come tutti i figli delle persone oneste?
- Permettere alla madre di scontare il resto della pena in una casa famiglia assieme al figlio e non dentro al carcere, non rischia di dare il via a gravidanze generate solo ad uso e consumo di scarcerazioni facili e/o riduzioni di pena, per le donne abituate a delinquere?
- La "casa-famiglia carcere" da condividere con la madre aiuterebbe comunque e davvero il bambino, costretto lo stesso a vivere limitato dai provvedimenti restrittivi a carico della madre?
- Ma soprattutto è giusto non far scontare il carcere a chi delinque, solo perchè madre?
Le risposte e le soluzioni non sono certo alla nostra portata. Prendiamo solo atto che un figlio in arrivo non è un deterrente al crimine abbastanza forte per una madre. Ci chiedimo cosa lo sia allora.
Così come prendiamo atto che come recita un vecchio adagio:
Sono sempre i bambini a pagare
per gli errori degli adulti
Quando Maometto non va alla montagna,
E' la montagna ad andare da Maometto.

La frase sopra ben definisce il modo in cui siamo venute a conoscenza di un blog appena nato contro la violenza alle donne: TheNewEve.
Infatti abbiamo ricevuto un pvt da un blogger a noi già noto, tale LibreFemme, perchè nostro frequentatore abiutuale, che ne è il comproprietario assieme a Gioia89 e Lalinfa.
Abbiamo avuto l'onore di inaugurare la sezione commenti del neonato blog, cosa non da poco che ci ha rese felici doppiamente visto che, come abbiamo scritto loro, "i blog contro la violenza sono come i soldi: non bastano mai".
Visto il tema trattato, i commenti sono mederati e partecipare al blog significa accettarne il regolamento che ci piace molto, così come gli obiettivi e la mission che gli autori si sono fissati: [...] raccogliere il massimo di persone desiderose di far eliminare quelle stupide decisioni del giudice come ad esempio "Portava dei blue jeans, pertanto non è stupro".[...]
In bocca al lupo agli autori ed al loro progetto.
Grazie a tutti i blogger che facendo tam tam hanno divulgato le foto del pedofilo ricercato dall'Interpol.
Grazie a MercanteDstelle che ci ha segnalato l'avvenuto arresto del pedofilo caduto nella rete dei blogger....E' bello quando il virtuale si trasforma e diventa reale strumento di pubblica utilità.
E le belle notizie non sono mai abbastanza al giorno d'oggi, quindi plaudiamo per un mostro in meno in libertà!

L'interpol, per la seconda volta in sette anni, ha lanciato una richiesta internazionale di aiuto per identificare e trovare un presunto pedofilo.
Ha diffuso così sul proprio sito web le foto dell'uomo, mettendole a disposizione di tutti gli utenti web con l'invito a diffonderle nella speranza di trovarlo.
Invito che noi abbiamo prontamente colto.






L'uomo è "di razza bianca, capelli grigi e occhiali come segno particolare, di età compresa fra i 50 e i 70 anni, ma non abbiamo idea di dove si trovi, nè del suo paese di origine, anche se riteniamo che provenga da un Paese Occidentale del Nord America, Europa o Australia" fa sapere Yves Rolland, responsabile Interpol per la protezione dei minori.
E' reo di aver diffuso in rete maeriale pedo-pornografico e di aver abusato di 3 bambini dai tratti asiatici di età compresa fra i 6 e i 10 anni di età, fra il 2000 edil 2001 nel Sud Est asiatico.
Con questo appello l'Interpol spera di bissare il successo della prima richiesta internazionale di aiuto quando, nell'Ottobre 2005, con l'operazione denominata "Vico" fu arrestato in Thailandia un uomo accusato di crimini sessuali.