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Blogger: adminsalvagente
Tre Donne
vittime di violenza:
su minore, domestica, mobbing.
Che hanno detto Basta!
Ed hanno cominciato a vivere di nuovo.
Ora mettono la loro forza,
la loro esperienza
ed il loro sostegno
a disposizione di chi
pensa di intraprendere,
o già sta percorrendo,
il cammino
più duro e doloroso
nella vita di una donna:
l'uscita da una violenza
per la propria rinascita.

Questo blog è...

VIOLENCE FREE!

Un luogo

dove l'uscita dalla violenza
inizia da NOI Donne.
Un Diario
su come noi ce l'abbiamo fatta.
Uno sportello
aperto 24 su 24
per chi cerca aiuto.

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mercoledì, 07 maggio 2008

AIUTIAMO L'INTERPOL A TROVARE QUESTO PEDOFILO

L'interpol, per la seconda volta in sette anni, ha lanciato una richiesta internazionale di aiuto per identificare e trovare un presunto pedofilo.
Ha diffuso così sul proprio sito web le foto dell'uomo, mettendole a disposizione di tutti gli utenti web con l'invito a diffonderle nella speranza di trovarlo.
Invito che noi abbiamo prontamente colto.

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L'uomo è  "di razza bianca, capelli grigi e occhiali come segno particolare, di età compresa fra i 50 e i 70 anni, ma non abbiamo idea di dove si trovi, nè del suo paese di origine, anche se riteniamo che provenga da un Paese Occidentale del Nord America, Europa o Australia"
 fa sapere Yves Rolland, responsabile Interpol per la protezione dei minori.
E' reo di aver diffuso in rete maeriale pedo-pornografico e di aver abusato di 3 bambini dai tratti asiatici di età compresa fra i 6 e i 10 anni di età, fra il 2000 edil 2001 nel Sud Est asiatico.
Con questo appello l'Interpol spera di bissare il successo della prima richiesta internazionale di aiuto quando, nell'Ottobre 2005, con l'operazione denominata "Vico" fu arrestato in Thailandia un uomo accusato di crimini sessuali.


mercoledì, 30 aprile 2008

IL CASO "TEXAS": AGGIORNAMENTO

Abbiamo già parlato in questo blog del "caso Texas". Le novità sul caso sono sconcertanti: sarà eseguito il test DNA sui 416 bambini prelevati dal "Ranch dei Poligami" e sui loro genitori. Questo al fine di chiarire i rapporti di parentela nella setta dove le ragazzine erano costrette a sposarsi. L'American Civil Liberties Union si è detta preoccupata per le possibili violazioni dei diritti dei bambini.
Fonte: City - 22 Aprile 2008

Dove era l'American Civil Liberties Union, mi chiedo io, quando sono stati sistematicamente violati i diritti delle bambine, madri dei piccoli prelevati? Solo ora che si cerca di trovar genitori responsabili e seri, per quei piccoli, saltano fuori i loro diritti?


postato da: Gomitolina alle ore 01:32 | link | commenti (4)
categorie: mare inquinato, violenza alla infanzia

AFGHANISTAN: POCHE BIMBE A SCUOLA

bambine afghaneEssere bambini in certe parti del mondo è davvero ardua impresa.
Le violenze non sempre lasciano lividi sul corpo e ferite nell'anima, spesso si attuano anche privando un individuo del diritto fondamentale ad esistere. Di conseguenza vengono meno anche tutte le opportunità che fanno crescere e migliorare ogni essere vivente.
In Afghanistan essere bambine significa non poter andare a scuola. Infatti solo il 35% degli scolari è femmina e, mentre il numero degli alunni maschi è in crescita, quello delle studentesse rimane fermo.
Secondo
Care International
le famiglie afghane non mandano le figlie a scuola perchè le insegnanti donne sono pochissime, e perchè le scuole sono troppo spesso distanti da casa.
Se si pensa che la violenza si combatte principalmente innalzando il livello culturale degli individui, questo dato fa capire quanto ancora c'è da fare...


martedì, 22 aprile 2008

TOSCANA: 5 CASI DI VIOLENZA IN POCHE ORE

- Una giovane inglese di 20 anni violentata in un pub.
- Una prostituta di 46 anni sgozzata in casa sua.
- Una cinese 40enne accoltallata dal marito che vuole fare sesso, con i figli in casa.
- Una studentessa di soli 16 anni palpeggiata alla fermata dell'autobus dopo un tentato scippo.
- Una giovane di 29 anni minacciata con un coltello alla stazione dei treni salvata da passanti...
5 casi.
Tutti accaduti in provincia di Firenze, precisamente a Montecatini, Castelfiorentino e centro a Firenze.
Una guerra che la nostra cultura sembra aver perso in partenza.
Speriamo che non finisca con l'estinzione del genere femminile.
Fonte:
Repubblica, inserto Firenze


postato da: adminsalvagente alle ore 15:00 | link | commenti (8)
categorie: mare inquinato
sabato, 19 aprile 2008

CI RISIAMO!

Oggi di nuovo a Roma, ancora per mano di un rumeno una ragazza, studentessa, è stata accoltellata e violentata.
Le forze di polizia indicano la dinamica comune con l'omicidio della povera Reggiani.
A Milano sono state violentate 3 donne negli ultimi 10 giorni, l'ultima sul cofano di un'auto per mano di un'algerino,
Io personalmente mi sono proprio rotta di fare da bersaglio mobile di questi figuri, che definire animali significa insultare tutte le bestiole che popolano il nostro mondo.
Che vita ci garantite, cari amministratori, a noi che civilmente paghiamo le tesse e i vostri lauti stipendi?
Una vita di merda.
Costantemente a braccetto con la paura di essere aggredite, picchiate, violentate, uccise.
Ebbene a voi, e a tutti quelli del sesso forte che sono tali solo quando se la prendono con una donna, io vi dico che se caso mai mi fosse torto un capello, sinceratevi di uccidermi, come è accaduto alla Reggiani,
Altrimenti diventerete voi il bersaglio. Mio! Perchè quanto è vero Dio, se fossi violentata di nuovo, la mia vita sarebbe spesa a cercare e uccidere quel figlio di p*****a che la giustizia lascia libero di agire indisturbato.
Se poi finissi in galera, non sarebbe gran male. Tetto e cibo gratis, senza l'obbligo di spezzarmi la schiena come ora devo fare per sopravvivere. Con la speranza di vincere il terno al lotto quotidiano il cui premio non è in soldi, ma è rientrare incolume in casa mia!


postato da: Gomitolina alle ore 23:28 | link | commenti (3)
categorie: diario di gomitolina

DONNA MODERNA: LE PROPOSTE PER I COMUNI

Contro la violenza sulle donne si può intervenire anche a livello locale.
Ecco come, nelle 6 proposte di Donna Moderna volte ai Comuni:

1) Istituzione di un osservatorio metropolitano sui casi di violenza, che rilevi correttamente i vari tipi di violenza nella loro frequenza e che disegni una mappatura delle zone maggiormente a rischio.
2) Convenzione unitaria tra Comune, Provincia e Case delle donne che predisponga finanziamenti in grado di assicurare continuità e certezza del servizio.
3) Adozione di misure, dall'illuminazione alla sorveglianza, per il potenziamento della sicurezza diurna e notturna nei parchi cittadini e in tutte le zone a rischio.
4)
Installazione, in zone particolarmente a rischio, di telecamere e di segnaletica che informi che si stà per accedere o ci si trova in una zona videosorvegliata e dell'eventuale registrazione.
5)
Organizzazione di corsi di autodifesa rivolti alle donne, da concordare con associazioni sportive e Asl.
6) Misure relative alla mobilità:
-
Predisposizione nei parcheggi pubblici e privati di "Parcheggi Rosa", cioè aree a utilizzo esclusivo da parte delle donne in prossimità delle uscite.
- Introduzione, in accordo con le società dei taxi, di "Taxi Rosa", messi a disposizione esclusiva delle donne negli orari serali e notturni.
- Introduzione di "Vagoni Rosa", cioè destinati solo alle donne, nelle metropolitane e nei treni, negli orari serali e notturni.
- Introduzione delle "Fermate di cortesia" (a richiesta della donna) di taxi, tram e bus.


postato da: Gomitolina alle ore 00:04 | link | commenti (1)
categorie: diritti, legislazione, convegni e approfondimenti
venerdì, 18 aprile 2008

DONNA MODERNA CONTRO LA VIOLENZA: LE PROPOSTE PER IL GOVERNO

Al convengo contro la violenza sulle donne dello scorso 8 Marzo, Donna Moderna ha stilato una serie di proposte volte a risolvere i problemi legati alla violenza sulle donne. Obiettivo che secondo la redazione della rivista ed anche secondo me, si può raggiungere. Vediamo nel dettaglio le prime 10 rivolte al Governo, che io faccio mie condividendole in pieno.

1) Corsi di educazione sessuale e di rispetto fra i sessi nelle scuole, dalle elementari alle superiori.
2) Una legge nazionale contro la violenza sulle donne, come nella maggior parte dei Paesi Europei, che preveda un inasprimento delle pene ed il reato di stalking.
3)
Un piano nazionale pubblico di assistenza alle donne vittima di violenza. Aiuto materiale, legale (in accordo con l'Ordine degli Avvocati) e sostegno psicologico alle donne e ai loro figli che hanno assistito e sofferto della violenza subìta dalle madri. La donna dev'essere accolta in una casa protetta e sostenuta dal momento in cui abbandona il marito o il convivente fino a quando ritroverà un'autonomia, cioè un lavoro e un tetto. Se il lavoro non bastasse a mantenere lei e i figli, lo Stato darà un contributo economico, visto che difficilmente queste donne ricevono gli alimenti dagli ex.
4) Aumento dei rifugi protetti, fino a coprire tutte le province italiane, con un rapporto di un rifugio ogni dieci mila abitanti.
5) Centri pubblici di prima accoglienza cui le vittime di violenza domestica e di altro tipo possano rivolgersi per chiedere aiuto. I centri dovranno essere dotati di personale specializzato e facilmente riconoscibili dall'utenza.
6) Corsi di formazione per infermieri dei Pronto Soccorso che ricevono le donne maltrattate, in modo che sappiano riconoscere un vaso di violenza da un incidente domestico, mettendo in contatto la donna con un centro antiviolenza ed eventualmente segnalino il caso alla polizia. Corsi di formazione con il metodo Spousal Assault Risk Assessment (Sara), già collaudato all'estero, per poliziotti, carabinieri, assistenti sociali che accolgono le vittime di violenza, in modo che sappiano riconoscere la gravità del fatto, il rischio di recidiva e il pericolo che dal maltrattamento si passi all'omicidio.
7) Campagne contro la violenza alle donne sui giornali, in televisione e sui mezzi pubblici di trasporto, diffondendo il più possibile il numero verde (1522) collegato ai centri antiviolenza.
8) Sull'esempio della Spagna e della Gran Bretagna istituzione di tribunali appositi per giudicare questo tipo di crimini, con un approccio specifico, competente.
9)
 Incentivare gruppi di terapia per uomini violenti che vogliano cambiare e gruppi di auto-aiuto sull'esempi di quelli esistenti all'estero. Assistenza psicologica specifica per i figli di donne maltrattate  affinché non diventino a loro volta carnefici o vittime.
10) Braccialetto elettronico per individuare gli spostamenti dei partner violenti o dei violentatori che, come prevede anche una legge italiana del 2001, non si possono avvicinare alla casa né ai posti frequentati dalla vittima.


IL CASO "TEXAS"

texas_maxi_affidoLa magistratura texana è alle prese col più grande caso di custodia infantile della storia americana.
Sono 416 bambini, più di 100 con meno di 4 anni
, figli e nipoti degli appartenenti a una setta di poligami che si ispira ai mormoni che vive in un grande ranch nella vicina contea di Eldorado, di proprietà della «Chiesa fondamentalista di Gesù Cristo e dei Santi degli ultimi giorni».
Su ordine del magistrato, centinaia di agenti con mezzi blindati, hanno fatto irruzione nelle diverse case strappando i bambini ai loro genitori naturali. Chi è stato risparmiato dal maxi sequestro dei servizi sociali può camminare nei prati e nei cortili,  ma sempre osservato a distanza da sceriffi armati. L’intera comunità rimane circondata. L’accusa è di ripetuti abusi sessuali. Una ragazzina sedicenne è scappata raccontando di essere stata più volte vittima di violenze e costretta a sposare un uomo di 50 che abusava continuamente di lei. Da quasi 2 settimane e i genitori non hanno più contatti.Oltre 350 avvocati sono arrivati a Eldorado da tutto il Texas per assisterli gratuitamente tentando di ricongiungerli alle loro famiglie. La legge americana in caso di abusi è molto severa, anche se i piccoli piangono e chiedono di tornare a casa loro o nella scuola della comunità.
Il vecchio leader della setta era Warren Jeffs, ma è stato arrestato e condannato per stupro e nessuno conosce esattamente il nome del «nuovo profeta». Quanto diversi siano i poligami di Eldorado da quelli storici della comunità dell’Utah che ha bandito la poligamia è difficile dire.
A differenza degli aderenti alla setta di Waco però questi uomini e donne che incrociano promiscuità sessuali e famigliari, non hanno armi e vanno disciplinatamente in tribunale seguiti dai codazzi di donne per difendere la loro privacy.
Uomini e donne della setta usano come sacri testi la Bibbia e il libro dei Mormoni rivelato da Smith. La loro è una comunità chiusa dove la «prima moglie» riceve una regolare licenza matrimoniale dallo stato del Texas, mentre tutte le altre vengono «assegnate segretamente» e riconosciute solo nel territorio controllato religiosamente dalla comunità.
Il giudice deve decidere se per la salute dei bambini è meglio una crescita con questo tipo di famiglie incrociate o in un’istituzione statale o in qualche orfanotrofio fino alla maggiore età. La decisione potrebbe richiedere giorni. C’è già chi dice però che dato il numero elevatissimo a Eldorado andrebbe costruito un centro vero e proprio per ospitare i piccoli e toglierli dal palazzetto dello sport che rischia di diventare un «mini campo di concentramento».
L'articolo è di
Giampaolo Pio per Quotidiano.net


postato da: adminsalvagente alle ore 15:49 | link | commenti (2)
categorie: mare inquinato, violenza alla infanzia
giovedì, 17 aprile 2008

SONO TORNATA

Evaso il carico di piante al vivaio, ed anche il mio compito di scrutatrice ai seggi elettorali, rieccomi al blog. Ringrazio tutti quelli che mi hanno scritto in pvt, davvero premurosi.
A parte un trauma distorsivo al ginocchio destro rimediato movimentando bestioni di circa 4 metri, e un po' di sindrome depressiva dovuta ai problemi economici, tutt'altro che risolti stò benone.
Nel frattempo mi sono informata presso l'URP del comune è sto presentando richiesta per ogni esenzione e/o riduzione per chi come è disoccupata e a reddito bassissimo.
Visto che le entrate sono poche, meglio contenere le spese.
A presto, Paola


postato da: Gomitolina alle ore 15:05 | link | commenti (2)
categorie: diario di gomitolina
venerdì, 28 marzo 2008

CONVEGNO CONTRO LA VIOLENZA: IL MIO RESOCONTO

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Milano, 8 Marzo 2008.
Convegno "ALZIAMO LA VOCE: NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE"

Ho volutamente fatto passare del tempo dall'8 Marzo, data del convegno.
Un pò perchè ne ho poco, un pò per far decantare emozioni e sensazioni che sono state davvero tante.
Il pensiero di parlare davanti a tanta gente, di uscire fuori allo scoperto ufficialmente davanti alla platea e sui media mi aveva messo tanta tensione, lo confesso.
E' anche per questo che ho preferito non farmi accompagnare da nessuno. E' nettamente più facile parlare davanti ad estranei, mettendo amici e conoscenti davanti al fatto compiuto.
Il viaggio di andata in treno mi è servito per distrarmi: ho riletto il discorso che mi ero preparata la notte prima, una sola volta. Discorso che poi non mi è servito...Ma se vi interessa conoscerlo egualmente fatemelo sapere e lo pubblicherò lo stesso.
Ho ascoltato musica, guardato il panorama, letto un libro... Ed ha funzionato.
A coronamento del tutto: un bel pranzetto appena arrivata a Milano ed una passeggiata in Parco Sempione adiacente al Teatro dell'Arte, che per un vivaista come me è davvero un toccasana .
Appuntamento con la giornalista per la video intervista alle 14.30.
Una cosa buffa: durante il pranzo, telefonicamente mi sono state anticipate le domande che mi sarebbero state poste, e che poi ... sono nettamente cambiate . Tipico dei giornalisti.
Ma io, da ex capo redattore di un periodico locale me lo aspettavo.
Il teatro è molto carino. Il convegno organizzato in una sala interna cui si giungeva percorrendo un corridoio tappezzato da foto di donne tumefatte, che ben rendono l'idea dei segni fisici di una violenza.
Poltroncine in platea e galleria, palco con immagini proiettate dal sito noallaviolenza.donnamoderna.com aperto all'uopo da Donna Moderna e arredato con poltrone bianche per le ospiti, tutte rigorosamente donne. Bella musica di sottofondo.
L'accoglienza della redazione di Donna Modernaè stata veramente fantastica: mi sono subito sentita a mio agio e loro sono Donne molto giovani, capaci, simpatiche e gentili.
Arrivati i cameramen ci spostiamo nell'ingresso, accanto ad un computer connesso al medesimo sito.
E registriamo.
Ero un pò nervosa ovvio. Poi con la gente che guarda, non ti conosce ma sai che si chiede chi sei.....Potete immaginare. Meno male che anni di palco come cantante si sono rivelati ottima palestra
Nel complesso il risultato mi ha soddisfatta. Ho avuto modo di parlare del Progetto Salvagente e questo mi ha resa felice.
Finito il tutto torniamo in sala dove il pubblico pian piano entra: quasi tutte donne
E pensare che la violenza contro le donne è un problema che riguarda, e molto da vicino, gli uomini!
Un' altra delusione: hanno dato forfait per motivi elettorali l'On. Mussolini e la neo candidata Michela Vittoria Brambilla.
"Ma come?" mi sono chiesta  "Sono donne, che stanno dove potrebbero fare davvero la differenza e non si degnano di presenziare ad un appuntamento di tale importanza?"
Ho veramente capito che l'argomento non interessa davvero chi ha il potere.
Livia Turco arriva in ritardo ed annuncia che dovrà andare via prima (idem come sopra :-(..)
Si pavoneggia un pò davanti alle telecamere e poi sale a prendere posto accanto a Cipriana Dall'Orto, condirettore di Donna Moderna, moderatrice del convegno che si apre con la video testimonianza di una vittima: una moglie massacrata dal marito, che ha trovato la forza di reagire ed uscire dal tunnel.
Da sola, perchè quando scappò da casa chiedendo aiuto nemmeno i vicini le aprirono la porta per ripararla dalle botte del marito.
Barbara Pollastrini in una video intervista registrata scopre l'acqua calda: "La società non può dirsi civile quando le donne hanno paura di uscire, quando vengono percosse e uccise nel silenzio delle loro case."
Arrivano a seguire le altre ospiti: Antonella Boralevi, scrittrice, che ha curato e raccolto le testimonianze delle vittime di violenza per il settimanale Donna Moderna, su cui sono pubblicate. Le ho portato i saluti della nostra Patla, la cui storia era in edicola proprio quella settimana... Quando si dicono le coincidenze. 
La signora Boralevi ha raccontato quanto per lei sia stata dura stare al telefono ad ascoltare quanto hanno sopportato le molte donne con cui ha parlato, circa 40. Una addirittura di 75 anni... Facendo notare che forse, tutto parte da una mancanza di autostima della donna che diventa vittima perchè pensa di non valere nulla e di meritare quindi botte, fratture e soprusi. E dopo tace perchè si vergogna di non aver saputo opporsi a tali comportamenti.
Le fa eco Alessandra Kustermann, responsabile Centro Soccorso Violenza Sessuale e Soccorso Violenza Domestica clinica Mangiagalli di Milano, il primo in Italia, completamente gratuito per le vittime e finanziato dal comune di Milano e dalla Regione Lombardia, affermando che "la violenza distrugge anche la capacità di chiedere aiuto, molte donne si sentono colpevoli e impotenti".
Da ginecologa evidenzia quanto operatori, medici e agenti della pubblica sicurezza siano bisognosi di formazione per gestire meglio i casi di violenza domestica e sessuale: non deve più capitare che denunciando le violenze del marito, una moglie si senta rispondere dal carabiniere di turno "Suvvia signora, torni a casa. E' pur sempre il padre dei suoi figli..."
Dall'altra parte il medico deve percepire che dietro una banale giustificazione di una frattura potrebbe esserci un maltrattamento da parte del partner. Ed invece di scrivere sul referto "maltrattamento da persona nota" dovrebbe indicare "maltrattamento familiare" in modo da far procedere d'ufficio contro il partner violento.
Giovanna Fava, avvocato dell'Associazione "NonDaSola" di Reggio Emilia, ferita con un colpo d'arma da fuoco in tribunale il 17 ottobre scorso dal marito violento di una delle sue assistite, conferma che spesso l'impossibilità di procedere contro chi commette reato è dovuta proprio a referti medici mal compilati o omissivi. Unitamente ad una legge che fa acqua da tutte le parti, e da un sovraccarico arretrato di lavoro per giudici e avvocati che impedisce di fatto di ottenere provvedimenti di sorta in tempi brevi.
Un partner respinto è nettamente più veloce nell'azione punitiva della legge italiana! Inoltre la carenza di strutture a sostegno della vittima attive sul territorio, inibisce chi pensa di denunciare. Proprio perchè, dopo, la vittima resta sola a dover gestire la reazione del partner che attua ogni sorta di ritorsione, usando anche i figli se ci sono. Senza scrupoli.
L'On. Ombretta Colli rilancia l'invito a denunciare la violenza, subita o assitita. Ammette però che lo stato di privazione in cui versano tante vittime (prive di lavoro, indipendenza economica..), rende difficile fare ciò che è sano e giusto.
Tutte evidenziano quando sarebbe più opportuno, giusto e salutare che a lasciare la casa fosse chi commette reato, non chi lo subìsce. Inseguono il sogno di assistenza medica e legale gratuita per tutte le vittime.
Tutte concordano nel dire che bisogna fare e non più parlare e basta. Di chiacchiere se ne sono sentite anche troppe!
L'attrice Lella Costa sdrammatizza ogni tanto, con l'ironia che la contraddistingue sempre.
Si apre il dibattito con il pubblico, una delle prime sono io, visto che stenta a decollare.
"Porto il saluto delle vittime, senza vergogna perchè non sono io a dover provare tale sentimento, ma l'uomo che mi ha violentata. Rivolgo un invito agli addetti ai lavori orientato a cercare di aprire una porta a tutte le donne immigrate vittime di violenze di ogni sorta: inserire un mediatore linguistico all'interno dei centri antiviolenza e pubblicazione nelle principali lingue delle etnie presenti in Italia di tutte le informazioni volte a chi è vittima di violenza. In primis dove e come trovare le strutture, comune per comune.
Vivendo in una città ad alta densità di immigrati, conosco il problema da vicino. Queste donne non parlano l'italiano, che non è obbligatorio per chi immigra come invece è in Svezia.
E non lo sanno leggere. Quindi sono impossibilitate a chiedere aiuto, a meno che non abbiano un figlio o una figlia che frequenta la scuola e che faccia loro da interprete. Si può ben immaginare l'imbarazzo per le madri, lo stress per i figli ed i rischi personali per entrambi!
Forse le nuove generazioni potranno far qualcosa affinchè questa cultura cambi, ma ci vorrà del tempo. Che queste donne non hanno.
Un altro invito lo rivolgo alla cosiddetta società civile, codarda e che non prende mai posizione su nulla.
E' vero che la gente volta le spalle a chi chiede aiuto. Lo fanno le famiglie, figuriamoci vicini e conoscenti! Ma questo rende complici. Noi vittime non abbiamo una malattia contagiosa. Aiutarci arricchisce non impoverisce.
E' inutile lo scrupolo che molti si fanno: tacere per non distruggere una famiglia. Quella famiglia è già distrutta: dal primo ceffone o dal primo volo dalle scale. Dal primo osso rotto o dalla prima ustione.
Denunciando se si assite o aiutando una vittima si offre ai due partner la possibilità di uscire da una situazione di violenza e amore distruttivo per intraprendere il cammino che porta ad un amore costruttivo."
Dopo di me, qualche altra vittima ha preso coraggio ed ha parlato. Raccontando parti di vissuto più che altro. Un vero dibattito non c'è stato. La sfiducia nelle istituzioni si toccava con mano, ed è inutile chiedere ciò che già si sà non sarà ottenuto: pene severe e certe.
Toccante l'intervento di uno dei pochi uomini presenti, vittima di violenza da parte di una donna che non trova un centro adeguato che lo aiuti. Sono carenti per le donne, figurarsi per gli uomini. Questo tipo di violenza pare sia in aumento, anche se è di difficile monitoraggio: un uomo ha molta più difficoltà di una donna a denunciare. Nel pensiero collettivo la donna vittima è una debole, l'uomo è uno stupido.
Quello che nel complesso mi è piaciuto del convegno è l'impronta fattiva. Alle parole seguono fatti,come dimostra la campagna PangeaProgettoItalia.
Inoltre Donna Moderna ha creato una lista di richieste, che pubblicherò in apposito post, da inoltrare in 10 punti al governo ed in 6 punti ai comuni, perchè risolvere i problemi legati alla violenza si può. Basta volerlo davvero.
Ah. Manco a dirlo, ho fatto il tragitto di ritorno dal teatro alla stazione con un paio di vittime.
E' incredibile quanto, fra noi, sia facile socializzare.
Forse perchè anche in mezzo a centinaia di persone, siamo comunque sole.
Qualche dato: 7 milioni di donne in Italia sono vittime di violenza fra le mura domestiche.
Un colpevole su cento viene condannato.
La violenza è la prima causa di morte per le donne.
Ogni 8 minuti una donna nel mondo muore: nella maggior parte dei casi, la mano omicida è quella di un marito, fidanzato, partner, familare...
Almeno il 20% delle donne, a livello mondiale, ha subito abusi fisici o violenza sessuale.
E da fare c'è ancora molto. Tanto. Troppo.

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postato da: Gomitolina alle ore 01:10 | link | commenti (4)
categorie: convegni e approfondimenti